DOSSIER 27 — FIERA DEL BUE GRASSO DI CARRÙ
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La Fiera del Bue Grasso di Carrù è una delle manifestazioni zootecniche e gastronomiche più storiche e identitarie del Piemonte, capace di trasformare ogni anno, nel cuore dell'inverno, questo piccolo centro della provincia di Cuneo nella "capitale del bollito".
Le radici dell'evento affondano nei mercati di bestiame che si tenevano a Carrù fin dal 1473; un decreto del duca Vittorio Amedeo I, datato 15 ottobre 1635, concesse alla comunità carrucese di tenere una fiera annuale della durata di tre giorni. La Fiera nella sua forma moderna nacque però il 15 dicembre 1910, istituita dall'Amministrazione Comunale e dal Comizio Agrario di Mondovì per rimediare a una grave carenza di animali da macello e al conseguente aumento dei prezzi della carne. Il successo fu enorme fin dalla prima edizione, al punto che molti alberghi e osterie del paese rimasero senza pane né vino per l'affluenza di pubblico.
Oggi la Fiera, giunta oltre la 115ª edizione, si tiene il secondo giovedì prima di Natale. Fin dall'alba, buoi e manzi di razza Piemontese — dal caratteristico manto bianco, celebri per la qualità della carne — sfilano nel Foro Boario di Piazza Mercato per la valutazione e la premiazione dei capi migliori. Il momento gastronomico clou è il "Bollito Non-Stop" della Pro Loco: circa 600 kg di carne vengono preparati secondo il Gran Bollito alla Carrucese, composto da sette tagli di carne (tenerone, scaramella, muscolo, stinco, spalla, fiocco di punta, cappello del prete) e sette "ornamenti" (testina, lingua, zampino, coda, gallina, cotechino, rolata), seguendo la celebre "regola del sette" codificata dall'Accademico Giovanni Goria — piatto che fu, secondo la tradizione, anche il preferito di Vittorio Emanuele II.