Torino non finisce con i musei storici e i caffè dell'Ottocento. Ha anche un'altra faccia — più recente, meno documentata nelle guide turistiche tradizionali, ma altrettanto importante per capire cosa è diventata la città dopo la crisi industriale degli anni Ottanta. Torino ha trasformato le fabbriche abbandonate in musei, le fonderie in centri culturali, le stazioni dismesse in spazi per eventi. E ha fatto emergere quartieri creativi dove design, arte contemporanea e gastronomia convivono con un'energia che poche città italiane riescono a replicare.

Questa Torino — quella del Castello di Rivoli, delle OGR, di Artissima, dei locali di Via Giulia di Barolo — è la parte della città che i visitatori abituali conoscono ma che chi viene per la prima volta raramente trova nelle guide.