Nel 2014, l'UNESCO ha iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale i "Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato". Non per il vino — l'UNESCO non tutela bevande. Ma per il paesaggio che il vino ha creato: le colline modellate dalla viticultura secolare, i borghi medievali che emergono dai vigneti, le cantine scavate nel tufo, i castelli che controllavano la produzione lungo le strade del commercio. Un sistema uomo-natura che ha 2.000 anni di storia e che si può leggere ancora oggi guardando le Langhe dall'alto.

Il sito UNESCO comprende sei zone principali: le Langhe del Barolo, le Langhe del Barbaresco, il Nizza Monferrato e la Barbera, il Canelli e l'Asti Spumante, il Monferrato degli Infernot, il Monferrato dei Castelli. Non è un museo a cielo aperto con pannelli informativi ogni cento metri — è un territorio vivo, produttivo, abitato da persone che fanno il vino come facevano i loro bisnonni. Questo è il suo pregio e la ragione per cui l'UNESCO lo ha riconosciuto.