Ermenegildo Zegna, il fondatore della maison tessile che porta il suo nome, aveva un'idea che nel 1930 sembrava stravagante: usare parte della ricchezza prodotta dai suoi lanifici di Trivero per trasformare la montagna sopra la sua fabbrica in un parco forestale pubblico. Piantare 500.000 conifere. Costruire strade panoramiche. Creare fontane, giardini alpini, rifugi. Aprire tutto a chiunque volesse venire.

Non era filantropia di facciata. Era un progetto che oggi chiameremmo corporate responsibility avant la lettre, ma che all'epoca era semplicemente la visione di un industriale del tessile biellese che voleva restituire qualcosa al territorio da cui aveva preso tutto. Il risultato è l'Oasi Zegna: 100 km² di territorio montano nel Biellese, attraversato da una strada panoramica di 14 km (la "Panoramica Zegna"), con sentieri, rifugi, giardini botanici alpini e una foresta piantata a mano che oggi è una delle più grandi del nord Italia.

Non è un parco nazionale con la burocrazia che ne consegue. È un territorio privato aperto al pubblico, con una gestione attenta e un'identità precisa.