C'è un momento, mentre stai salendo a piedi lungo il sentiero tra i castagni e la nebbia si sta sciogliendo sulla Val di Susa, in cui la Sacra di San Michele appare sopra di te come qualcosa di impossibile. Un'abbazia arroccata su una rupe a 962 metri di quota, costruita con una precisione che ancora oggi gli ingegneri faticano a spiegare completamente, sopravvissuta a mille anni di storia, guerre, abbandoni, rinascite.

La Sacra di San Michele è il monumento simbolo del Piemonte. Non è una designazione turistica: il Consiglio Regionale del Piemonte l'ha ufficialmente riconosciuta come tale nel 1994. È probabile che Umberto Eco abbia scelto questo luogo come modello per l'abbazia de "Il Nome della Rosa" — gli ha dato la stessa aria di enigma costruito sulla pietra.

Visitarla non è solo un'escursione culturale. È un'esperienza fisica — si sale, si fatica un po', si arriva — e poi si capisce perché i monaci la scelsero e perché chi la vede non la dimentica.