Il Piemonte ha uno dei patrimoni ebraici più importanti d'Italia. Non perché la comunità ebraica piemontese sia mai stata la più numerosa — Roma, Venezia, Livorno avevano comunità più grandi — ma perché il Piemonte ha mantenuto una presenza ebraica continua e significativa fin dal Medioevo, e perché quella presenza ha lasciato tracce materiali — sinagoghe, cimiteri, ghetti, oggetti liturgici — di una qualità e una concentrazione che pochi territori italiani eguagliano.

La storia degli ebrei piemontesi è la storia di una minoranza che ha vissuto sotto i Savoia per secoli — con periodi di apertura e periodi di segregazione, con i ghetti del XVII-XVIII secolo e poi con l'emancipazione risorgimentale del 1848, che avvenne in Piemonte prima che in qualsiasi altro stato italiano. Carlo Alberto di Savoia firmò lo Statuto Albertino che concedeva uguali diritti civili agli ebrei piemontesi, e questo fu il primo atto di emancipazione ebraica nell'Italia pre-unitaria.