Torino è una città fotografica. Non nel senso che ha monumenti fotogenici — quasi tutte le città italiane li hanno — ma nel senso che la sua struttura urbana, la qualità della luce, i contrasti tra il barocco e l'industria, tra il Po e le Alpi, tra i portici ottocenteschi e i quartieri migranti di Porta Palazzo, offrono a un fotografo serio materiale inesauribile.

I fotografi che hanno lavorato a Torino — da Mario Giacomelli (che fotografò il Piemonte negli anni Settanta) a contemporanei come Giovanni Gastel (che ha ritratto il design industriale torinese) — descrivono la città come una "macchina fotografica capovolta": non la vedi così com'è, ma così come potrebbe essere. La nebbia mattutina che trasforma Piazza San Carlo in una scena espressionista. La luce radente dell'alba che entra parallela ai portici di Via Roma. Il mercato di Porta Palazzo alle 7:30, quando i venditori allestiscono le bancarelle con ancora il buio.