Ovada è la città dove il Piemonte incontra la Liguria. Non geograficamente — il confine regionale è qualche chilometro più a sud — ma culturalmente: l'architettura delle case di Ovada ha i portici bassi e i colori pastello della Liguria, la cucina mescola il pesto e il basilico ligure con il vino rosso piemontese, e l'accento dei suoi 11.000 abitanti è qualcosa di intermedio tra il genovese e il monferrino. Questa identità ibrida è il risultato di secoli di commercio tra il porto di Genova e la pianura padana — Ovada era una delle tappe principali della "Via del Sale" che portava il sale marino genovese all'interno dell'Italia settentrionale.

Ovada è anche la capitale del Dolcetto. Non del Dolcetto in genere — di quello ovadese. Il Dolcetto di Ovada DOCG è il Dolcetto più strutturato e longevo del Piemonte, diverso dal Dolcetto d'Alba (più fruttato e immediato) per la mineralità ferrosa dei suoli dell'Appennino. I produttori locali lo invecchiano fino a 5-7 anni, producendo un vino che i sommelier del settore considerano il Dolcetto più sottovalutato d'Italia.