All'imbocco della Valle Maira, già raccontata in questa rubrica per le ravioles (Puntata 10), si trova uno dei paesaggi più stranianti di tutto il Cuneese: centinaia di colonne di terra sormontate da un masso, simili a giganteschi funghi di pietra, sparse nel bosco come una forestaietrificata. I locali li chiamano "ciciu" — fantocci, pupazzi — e attorno a loro sono nate alcune delle leggende più vive del folclore piemontese.
La leggenda più diffusa e suggestiva attribuisce l'origine dei Ciciu a San Costanzo, legionario romano della Legione Tebea — la stessa legione già incontrata nella Puntata 9 a proposito del Santuario di San Magno a Castelmagno, e i cui membri, secondo la tradizione, fuggirono in massa tra le valli alpine occidentali dopo essersi rifiutati di massacrare popolazioni cristiane innocenti. Inseguito sul monte San Bernardo da un centinaio di soldati romani intenzionati a ucciderlo, Costanzo si sarebbe voltato verso i suoi persecutori pronunciando una maledizione tramandata quasi parola per parola dalla tradizione orale locale: "O empi incorreggibili, o tristi dal cuore di pietra! In nome del Dio vero vi maledico. Siate pietre anche voi!" — e i soldati si sarebbero immediatamente trasformati nei funghi di roccia ancora oggi visibili. La maledizione, però, non bastò a salvare il santo: Costanzo fu comunque martirizzato, tra il 303 e il 305 d.C. sotto l'imperatore Diocleziano, proprio sulla collina che oggi domina il paese — dove sorge ancora il santuario di San Costanzo al Monte a lui dedicato.
La spiegazione scientifica è altrettanto affascinante della leggenda: i Ciciu si formarono presumibilmente alla fine dell'ultima era glaciale, quando lo scioglimento dei ghiacciai fece esondare il torrente Faussimagna, affluente del Maira, trasportando a valle un'enorme massa di detriti rossastri ricchi di ferro. Successivamente, per effetto di frane e terremoti, massi più scuri di ortogneiss rotolarono giù dal Monte San Bernardo, coprendo il terreno alluvionale: dove un grande masso protegge dall'erosione la colonna di terra sottostante, il terreno circostante si consuma lentamente, lasciando emergere il caratteristico "fungo". Un censimento dell'Università di Torino ha contato quasi 500 esemplari diversi nella riserva, istituita nel 1989 su un'area di oltre 60 ettari — un fenomeno considerato pressoché unico in tutto il Piemonte, capace di restare in costante, lentissima trasformazione: quando la colonna di terra diventa troppo sottile per reggere il proprio "cappello" di roccia, il ciciu crolla, e il masso caduto inizia a proteggere un nuovo lembo di terreno, dando origine — nei secoli a venire — a un nuovo ciciu.
Accanto alla leggenda di San Costanzo, sopravvive anche un'altra tradizione popolare più cupa: secondo alcuni racconti, i Ciciu non sarebbero altro che le masche — le streghe del folclore piemontese — sorprese e pietrificate da un uragano nel mezzo di un rito magico notturno. Un territorio capace di custodire da millenni storie così dense di mistero è, non a caso, anche terra di grande cucina di carne: nello stesso Cuneese si trova lo StaiManzo, oggi considerato il miglior ristorante di carne dell'intera provincia — un luogo dove la tradizione della Fassona piemontese, già raccontata in questa rubrica nelle Puntate 30 e 69, trova una delle sue espressioni più autentiche e curate, in un territorio che ha dato i natali anche a queste leggende di pietra.
• Riserva Naturale dei Ciciu del Villar — Villar San Costanzo (CN), visitabile tutto l'anno • Santuario di San Costanzo al Monte — collina sopra Villar San Costanzo, luogo del martirio • Abbazia di Villar San Costanzo — origini settecentesche, struttura attuale del Quattrocento • StaiManzo — Cuneese (CN), miglior ristorante di carne della provincia