Tra il 1955 e i primi anni Settanta, Torino visse una trasformazione demografica che nessuna città italiana aveva mai conosciuto con quell'intensità: oltre 800.000 meridionali si trasferirono nel capoluogo piemontese, attratti dal lavoro nelle fabbriche. Secondo il censimento del 1971, in città risiedevano oltre 77.000 siciliani, 106.000 pugliesi, 44.000 calabresi, 35.000 campani e 22.000 lucani: numeri che fecero scrivere agli storici che Torino era diventata "una città meridionale di dimensioni paragonabili a Palermo".
Ogni mattina, verso le 9:50, arrivava a Porta Nuova il convoglio soprannominato "treno del sole" — lo stesso nome con cui Mario Merola lo cantò in dialetto napoletano: "o chiammane accussì treno do sole, ma chiste è 'o treno da malincunia" (lo chiamano così treno del sole, ma questo è il treno della malinconia). Scaricava ogni giorno manodopera, masserizie, valigie di cartone legate con lo spago, e insieme ad esse affetti, ricordi e speranze. Una filastrocca, diffusissima tra i bambini pugliesi dell'epoca, riassumeva bene l'immaginario collettivo: "Torino, Torino, che bella città, si mangia, si beve e bene si sta!" — un'illusione che si scontrava, all'arrivo, con realtà ben più dure: cartelli "non si affitta ai meridionali" sui portoni, epiteti come "terroni" o "napuli", notti passate dentro l'automobile parcheggiata in Corso Traiano per mancanza di un tetto.
Nel 1964 il sociologo Goffredo Fofi scrisse un'inchiesta dal titolo "L'immigrazione meridionale a Torino", una rappresentazione tanto diretta e cruda del fenomeno da risultare scomoda — secondo le ricostruzioni dell'epoca — sia per la FIAT sia per lo stesso Partito Comunista. Avrebbe dovuto pubblicarla Einaudi, la stessa casa editrice già protagonista nella Puntata 64 per il rifiuto del manoscritto di Primo Levi: dopo un drammatico consiglio editoriale, l'editore disse di no anche a questo libro, troppo duro per essere dato alle stampe. Fu pubblicato, e più volte ristampato negli anni successivi, da Feltrinelli — un secondo, significativo "no" torinese a un testo che la storia avrebbe poi riconosciuto come fondamentale per comprendere quegli anni.
⚠️ Quella che segue è una curiosità raccolta per tradizione orale diretta — raccontata da chi l'avrebbe vissuta in prima persona — non un fatto documentato in fonti scritte verificabili, e va presa per quello che è: un aneddoto divertente, non una ricostruzione storica certificata. Si racconta che alcuni operai meridionali assunti alla FIAT, approfittando del forte sconto sull'acquisto delle automobili riservato ai dipendenti, dopo qualche tempo rivendessero la propria vettura nel paese d'origine — dove il prezzo di un'auto FIAT "appena uscita da Torino" restava comunque molto richiesto — per poi acquistarne subito una nuova a Torino, sempre scontata, ripetendo il ciclo. Una curiosità che, se davvero diffusa, racconterebbe un piccolo ma significativo capitolo di economia informale e ingegno popolare, nato attorno a un beneficio aziendale pensato per altri scopi: un dettaglio che oggi trova un'eco indiretta anche nelle moderne policy di Stellantis sugli sconti dipendenti, che impongono un periodo minimo di possesso di sei mesi prima di poter rivendere il veicolo — una regola che, verosimilmente, esiste proprio per scoraggiare pratiche di questo tipo.
Già nel luglio 1962 esplosero a Piazza Statuto i primi violenti moti di protesta operaia contro un accordo sindacale unilaterale — secondo le ricostruzioni storiche, la grande maggioranza dei dimostranti erano proprio i giovani neo-assunti meridionali a Mirafiori, inseriti in una realtà sociale ostile e disagiata. Negli anni successivi, fino ai violenti scontri di Corso Traiano del 1969, gli operai meridionali divennero protagonisti attivi delle lotte sindacali torinesi, contribuendo a saldare le rivendicazioni operaie con quelle del movimento studentesco — un percorso di integrazione complesso e spesso doloroso, ma che alla fine trasformò profondamente sia la classe operaia torinese sia l'identità stessa della città, rendendo Torino, ben oltre la propria tradizione sabauda, una metropoli plurale e composita.
• Stazione di Porta Nuova, Torino — arrivo storico del "treno del sole" • Mirafiori — già Puntata 23, quartiere di insediamento principale degli operai meridionali • Corso Traiano, Torino — luogo degli scontri del 1969 • Piazza Statuto, Torino — luogo dei moti del 1962 • Barriera di Milano — già citata nella Puntata 59 (toponomastica cittadina), altro grande quartiere di immigrazione meridionale