Il Museo Egizio di Torino è il secondo museo egizio al mondo per importanza e consistenza della collezione. Secondo solo al Museo Egizio del Cairo. Questo dato, ripetuto così spesso da sembrare retorica turistica, diventa reale nel momento in cui ci si trova davanti alla Galleria dei Re e si guardano in faccia ventidue statue colossali di faraoni e divinità, tutte originali, tutte portate in Italia nel Settecento e nell'Ottocento da esploratori e diplomatici che avevano capito prima di molti altri il valore di quello che stavano raccogliendo.

Torino non è una città che ti aspetti come custode dell'antico Egitto. Eppure è così dal 1824, anno in cui Bernardino Drovetti — console generale di Francia in Egitto, nato però in Piemonte — vendette la sua straordinaria collezione privata al re Carlo Felice di Sardegna. Fu una delle più grandi acquisizioni culturali della storia italiana. Oggi quella collezione è cresciuta, è stata riallestita, e occupa un palazzo intero nel cuore di Torino.

Visitarlo richiede preparazione. Non nel senso accademico — non devi sapere niente di egittologia per uscirne soddisfatto — ma nel senso pratico: scegliere cosa vedere, quanto tempo dedicarci, come evitare le code. Questa guida serve esattamente a questo.