Dopo 43 puntate concentrate soprattutto su Torino, Langhe e Cuneese, è tempo di spostarsi finalmente nell'Alessandrino — terra che ha dato al mondo uno degli accessori più riconoscibili del Novecento: un cappello in feltro nato in una bottega di tre stanze, capace di arrivare sulla testa di Humphrey Bogart, Robert De Niro e Marcello Mastroianni senza che il marchio pagasse mai un euro di product placement.
Giuseppe Borsalino nacque nel 1834 (secondo alcune fonti 1837) a Pecetto di Valenza, quinto figlio di una famiglia umile. Lasciò casa a tredici anni per fare l'apprendista presso uno dei cappellai più rinomati di Alessandria, Sebastiano Camagna, per poi perfezionarsi in Francia — a Marsiglia, Bordeaux e infine a Parigi, nell'atelier più prestigioso della moda europea dell'epoca. Tornato ad Alessandria, il 4 aprile 1857 aprì insieme al fratello Lazzaro un piccolo laboratorio in via Schiavina, in una dimora di appena tre stanze e un cortile, con dieci operai e una produzione iniziale di altrettanti cappelli al giorno. I macchinari per cucire arrivavano dall'Inghilterra, cuore della rivoluzione industriale, ma la lavorazione restava soprattutto manuale: ancora oggi un cappello in feltro Borsalino richiede oltre cinquanta passaggi a mano e sette settimane di lavorazione, mentre i modelli in paglia intrecciata a mano possono richiedere fino a sei mesi.
Uno dei dettagli più curiosi e meno noti della storia Borsalino riguarda la qualità della materia prima: nel 1894, durante un viaggio in Nuova Zelanda compiuto insieme alla guida alpina valdostana Mattia Zurbriggen per scalare il Monte Cook, Giuseppe Borsalino acquistò personalmente pelo di coniglio selvatico di qualità eccezionale — ingrediente fondamentale per il feltro più pregiato. Da quel momento la produzione conobbe una crescita esponenziale, con esportazioni che raggiunsero Germania, Russia, Sud America, Estremo Oriente, Stati Uniti e Australia. Alla vigilia della Prima guerra mondiale, l'azienda produceva circa due milioni di cappelli l'anno, dando lavoro a oltre 2.500 dipendenti — una risorsa economica enorme per la città piemontese, capace di influenzare perfino l'economia rurale locale: l'allevamento domestico di conigli, affidato soprattutto a donne e ragazzi, divenne per molte famiglie alessandrine una fonte di reddito complementare.
Il 1930 segna l'arrivo di Borsalino a Hollywood, dove il cappello diventa accessorio fisso dei film noir e gangster. La scena più iconica resta quella finale di "Casablanca" (1942), con Humphrey Bogart e Ingrid Bergman; ma un Borsalino è apparso anche su Greta Garbo, Marlene Dietrich, Gary Cooper, Cary Grant, Robert De Niro ne "C'era una volta in America" e ne "Gli intoccabili", Leonardo DiCaprio in "J. Edgar", fino a Toni Servillo ne "La grande bellezza" (Oscar 2014). Marcello Mastroianni lo rese quasi un marchio di stile personale nell'8½ di Federico Fellini (1963), mentre Robert Redford, desideroso di un esemplare su misura, si recò personalmente nello stabilimento di Alessandria per acquistarlo. Il legame più diretto con il cinema arrivò però negli anni Settanta: fu lo stesso Alain Delon a volere che il film del 1970 — interpretato insieme a Jean- Paul Belmondo — si intitolasse semplicemente "Borsalino", seguito nel 1974 da "Borsalino & Co.": l'azienda accettò, a condizione che il proprio logo comparisse sulle locandine. Secondo i curatori del museo aziendale, Borsalino resta l'unico marchio ad aver ottenuto una simile esposizione cinematografica internazionale senza mai pagare per comparire in un film.
Il rapporto tra Borsalino e Alessandria andò ben oltre l'occupazione: Giuseppe e i suoi eredi portarono avanti un progetto filantropico di ampio respiro, costruendo infrastrutture civili e assistenziali diventate parte integrante del tessuto urbano cittadino — un legame raccontato anche nel documentario "Borsalino City" della regista Erica Viola, che racconta quanto la città fosse grata alla presenza della fabbrica sul proprio territorio, e quanto la famiglia fosse a sua volta riconoscente verso Alessandria. Dopo un periodo di crisi culminato nel fallimento del 2017, l'azienda è stata rilevata nel 2018 dall'imprenditore italo-svizzero Philippe Camperio, e oggi continua a produrre cappelli nello stabilimento di Spinetta Marengo, frazione della stessa Alessandria. Il 4 aprile 2023, nel 166° anniversario della fondazione, ha aperto al pubblico il nuovo Borsalino Museum in corso Cento Cannoni, con ospiti d'onore i figli di Alain Delon e Jean-Paul Belmondo — un ritorno alle origini cinematografiche del marchio, esattamente mezzo secolo dopo "Borsalino & Co.".
• Borsalino Museum — Corso Cento Cannoni, 21, Alessandria, inaugurato nel 2023 dentro Palazzo Borsalino • Via Schiavina, Alessandria — sede del primo laboratorio (1857) • Spinetta Marengo (frazione di Alessandria) — stabilimento produttivo attuale