In Vicolo Salomone Olper, nel cuore di quello che fu l'antico ghetto di Casale Monferrato, si nasconde uno degli edifici religiosi più sorprendenti del Piemonte: una facciata volutamente anonima, priva di qualunque segno distintivo verso la strada, che cela al proprio interno uno degli esempi più ricchi di barocco piemontese mai realizzati — applicato, per una volta, non a una chiesa cattolica ma a un luogo di culto ebraico.
La sinagoga fu inaugurata nel 1595, oltre un secolo prima dell'istituzione ufficiale del ghetto cittadino, che il duca Vittorio Amedeo II avrebbe imposto solo nel 1724. Fin dall'origine, l'edificio fu progettato secondo un principio di autodifesa: separato dalla strada da una piccola corte interna, privo di qualunque indicazione visibile dall'esterno, accessibile solo attraversando un percorso nascosto di cortili, passaggi e corridoi. Fino al 1848, anno dello Statuto Albertino che concesse parità di diritti civili agli ebrei del Regno di Sardegna, era esplicitamente vietato che le sinagoghe fossero riconoscibili dall'esterno o avessero un accesso diretto dalla pubblica via — una misura di sicurezza necessaria in un'Europa dove l'intolleranza religiosa restava un pericolo concreto.
Varcata la soglia anonima, il visitatore si trova davanti a un'ampia sala rettangolare di 18 per 9 metri, illuminata da quattordici finestre e completamente ricoperta di stucchi dorati, pitture brillanti e iscrizioni in ebraico — in gran parte citazioni bibliche, ma anche iscrizioni commemorative dedicate a eventi storici della comunità. L'aspetto attuale, in stile barocco-rococò piemontese, risale soprattutto a un lungo lavoro di abbellimento tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento: nel 1787 fu realizzato l'Aron Hakodesh, il grande armadio ligneo dorato che custodisce ancora oggi i rotoli della Torah, orientato verso Gerusalemme; intorno alla metà dell'Ottocento la sala fu ulteriormente ampliata, con l'aggiunta di un porticato e di un prezioso pavimento a mosaico veneziano. È considerata oggi una delle sinagoghe più belle d'Europa — un giudizio tutt'altro che esagerato per chi ha avuto modo di visitarla.
La comunità ebraica di Casale si sviluppò già dal Cinquecento sotto la protezione delle dinastie ducali del Monferrato, prima i Paleologi e poi i Gonzaga, dedicandosi soprattutto al commercio. Verso la metà del Seicento, una delle famiglie più in vista, gli Jona, divenne addirittura fornitrice ufficiale di frumento per l'intera città — un ruolo economico di primo piano per una comunità che, nei secoli successivi, sarebbe stata costretta a vivere reclusa entro i confini del ghetto. Ancora oggi, sul cardine della porta d'ingresso del ghetto storico, è leggibile una targa che ricorda: "Qui, su questo cardine, le porte del ghetto ogni sera si chiudevano. Segno di discriminazione di servitù ma anche linea di contatto tra una comunità integra e attiva e una città generosa e tollerante. 1723-1848".
Con il declino demografico della comunità ebraica casalese nel corso del Novecento — aggravato dalle leggi razziali e dalla Shoah — la sinagoga rischiò l'abbandono definitivo. Solo nel 1969 un accurato restauro della Soprintendenza ai monumenti del Piemonte la salvò, dichiarandola monumento nazionale. Oggi l'edificio funziona soprattutto come museo e sede di eventi culturali — concerti, conferenze, incontri legati all'ebraismo — venendo aperto al culto vero e proprio solo in occasione delle principali festività religiose. Il complesso museale custodisce oggi oggetti depositati non solo dalla comunità casalese ma anche dalle comunità ebraiche di Vercelli, Asti e Torino, oltre a una collezione unica al mondo nel suo genere: il Museo dei Lumi, con decine di lampade di Chanukkah, tra cui opere del celebre artista genovese Emanuele Luzzati — lo stesso il cui presepe, va ricordato, abbiamo incontrato di sfuggita nella Puntata 29 tra i festeggiamenti natalizi torinesi.
• Sinagoga di Casale Monferrato — Vicolo Salomone Olper, Casale Monferrato (AL) • Museo degli Argenti e Museo dei Lumi — all'interno del complesso sinagogale • Antico ghetto ebraico — tra via Balbo, via Roma e Piazza San Francesco, Casale Monferrato