Luigi Einaudi non fu solo il primo Presidente della Repubblica Italiana eletto dal Parlamento ed economista di fama internazionale: fu anche, per tutta la vita, un vignaiolo vero, capace di non perdersi una vendemmia nemmeno durante il proprio mandato presidenziale. La sua storia con il vino comincia molto prima della politica, e si lega indissolubilmente a un'uva che in Piemonte veniva considerata "minore" rispetto al Nebbiolo: il Dolcetto.
⚠️ Una precisazione prima di iniziare: le fonti storiche e l'azienda vinicola di famiglia collocano la storia che segue a Dogliani (dove Einaudi acquistò la tenuta) e a Carrù (dove nacque), non a Magliano Alpi — paese pure vicinissimo, nella stessa area del Monregalese, ma che non risulta legato a Einaudi in nessuna fonte verificata. Vale comunque la pena raccontare questa storia, autentica e bellissima.
Nato a Carrù nel 1874 — la stessa cittadina già raccontata nella Puntata 30 come sede del Centro Tori per la selezione della razza bovina Piemontese — Luigi Einaudi si trasferì da giovanissimo, alla morte del padre, nella casa materna nella vicina Dogliani. Nel 1897, appena ventitreenne e ancora lontano dalla carriera che lo avrebbe reso celebre, acquistò la cascina "San Giacomo": un nobile edificio settecentesco con annessa una cappella ormai sconsacrata e in rovina, circondato da circa 40 giornate piemontesi di terreno (poco più di 15 ettari). Il prezzo, 32.351 lire dell'epoca, fu pagato in gran parte a debito. Era convinto che un grande vino potesse nascere solo da una grande vigna, e da quel primo acquisto non smise mai di ampliare la proprietà: l'ultima acquisizione di terre avvenne addirittura 61 anni dopo, quando Einaudi, ormai ottantaquattrenne, comprò ulteriori sei giornate a Barolo.
A Dogliani, dove i concittadini lo chiamavano affettuosamente "il Professore", Luigi Einaudi continuò a seguire personalmente la propria tenuta per tutta la vita, anche durante gli anni più intensi della carriera pubblica: come governatore della Banca d'Italia prima, e come Presidente della Repubblica poi, tra il 1948 e il 1955. Gli abitanti del paese ricordano ancora oggi che non mancò mai alla vendemmia, nemmeno durante il settennato presidenziale — un dettaglio che racconta bene la proverbiale sobrietà e il legame con la terra di un uomo arrivato alla più alta carica dello Stato senza mai rinnegare le proprie radici contadine.
Nella gerarchia non scritta dei vini delle Langhe, il Dolcetto è sempre stato considerato un'uva "minore", relegata ai terreni meno pregiati e riservata al consumo quotidiano, mentre i versanti migliori venivano destinati al Nebbiolo, già raccontato nella Puntata 20. A Dogliani, però, la situazione è sempre stata diversa: qui il Dolcetto non è un ripiego, ma il vino principe del territorio, capace di raggiungere — secondo i sommelier specializzati — una serietà e una longevità che altrove gli vengono negate. Fu proprio Luigi Einaudi a intuire per primo questo potenziale, iniziando a imbottigliare e a vendere il proprio Dolcetto fuori dai confini regionali in cui era fino ad allora rimasto confinato — un gesto imprenditoriale, oltre che agricolo, che ha contribuito nel tempo al riconoscimento della denominazione Dogliani come DOCG autonoma, ottenuta nel 2005.
La tenuta di Dogliani è rimasta in mano alla stessa famiglia per oltre 125 anni, oggi guidata da Matteo Sardagna, pronipote del Presidente. Ma la storia della famiglia Einaudi non si ferma alla politica e al vino: il nonno di Matteo, Roberto, fu ingegnere visionario e viticoltore appassionato; lo zio Giulio fondò la celebre casa editrice Einaudi, che già abbiamo incontrato più volte in questa rubrica come editore sia di Cesare Pavese (Puntata 15) sia di Beppe Fenoglio (Puntata 32); e il figlio di Giulio, Ludovico Einaudi, è diventato uno dei compositori e pianisti italiani più conosciuti al mondo. Il vino simbolo della tenuta, il Dogliani Superiore "Vigna Tecc", è ancora oggi chiamato dagli abitanti del paese semplicemente "il vino del Presidente".
• Carrù (CN) — luogo di nascita di Luigi Einaudi (1874), già Puntata 30 (transumanza della Fassona) • Villa San Giacomo, Dogliani (CN) — tenuta acquistata nel 1897, oggi sede dei Poderi Luigi Einaudi, con lo studio del Presidente ancora conservato • Dogliani (CN) — territorio della denominazione Dogliani DOCG, patria del Dolcetto