Rubrica · Piemonte Nascosto
Puntata 35 di 62

PRIMO LEVI E TORINO: GLI IPPOCASTANI DI CORSO RE UMBERTO

Torino — quartiere Crocetta
PRIMO LEVI E TORINO: GLI IPPOCASTANI DI CORSO RE UMBERTO

«Abito da sempre nella casa in cui sono nato»: con questa frase, scritta nel 1985, Primo Levi riassumeva un legame con Torino tra i più totalizzanti di tutta la letteratura italiana del Novecento. A differenza di Pavese, che a Torino arrivò dalle Langhe, e di Fenoglio, che ad Alba restò sempre, Levi nacque, visse e morì — letteralmente — nello stesso appartamento, nello stesso quartiere, per quasi tutta la sua vita: un'unica, lunghissima parentesi interrotta soltanto da un anno ad Auschwitz.

ANEDDOTO 1 — SESSANTASETTE ANNI NELLA STESSA CASA

Primo Levi nacque a Torino il 31 luglio 1919 in un appartamento di corso Re Umberto 75, nel quartiere della Crocetta, e vi abitò — con l'unica, drammatica eccezione del periodo 1942-1945 — per sessantasette anni, fino alla morte nel 1987. Nel saggio "Corso Re Umberto 75", aperto nella raccolta "L'altrui mestiere" (1985), si descrisse legato a quelle mura come "certi molluschi, ad esempio le patelle, che dopo un breve stadio larvale in cui nuotano liberamente, si fissano a uno scoglio" — e ancora, in un'immagine che è rimasta tra le più citate della sua prosa: "Abito a casa mia come abito all'interno della mia pelle: so di pelli più belle, più ampie, più resistenti, più pittoresche, ma mi sembrerebbe innaturale cambiarle con la mia". Proprio davanti a quella casa, agli ippocastani del viale, dedicò nel 1980 una poesia intitolata "Cuore di legno": un albero "robusto", coetaneo dello scrittore, che assorbe per decenni i veleni del sottosuolo cittadino e il rumore dei tram numero 8 e 19, eppure continua, "nel suo torpido cuore di legno", a sentire e godere il tornare delle stagioni — un autoritratto in forma vegetale.

ANEDDOTO 2 — IL PROFESSORE DI ITALIANO CHE SI CHIAMAVA CESARE PAVESE

Tra il 1934 e il 1935 Levi frequentò il liceo classico Massimo D'Azeglio di Torino, già incontrato in questa rubrica per il suo ruolo nella formazione antifascista di una intera generazione di intellettuali piemontesi (Augusto Monti, Franco Antonicelli, Norberto Bobbio, Massimo Mila). Ma c'è un dettaglio meno noto, e particolarmente prezioso per chi ha seguito questa rubrica fin dalla Puntata 15: tra gli insegnanti di quegli anni al D'Azeglio ci fu anche Cesare Pavese — sì, proprio lo scrittore delle Langhe già raccontato attraverso i suoi caffè torinesi e la tragica fine all'Hotel Roma. Levi, studente più interessato a biologia e chimica che alla letteratura, ebbe dunque tra i propri maestri uno dei più grandi scrittori piemontesi del Novecento — un incrocio biografico che la critica ha notato solo in tempi relativamente recenti, ma che lega due delle voci più importanti della letteratura italiana del secolo scorso a un unico istituto scolastico torinese.

ANEDDOTO 3 — IL CHIMICO CHE SCRIVEVA DI SERA, DOPO LA FABBRICA

Laureato in Chimica nel 1941 — un traguardo reso difficile dalle leggi razziali del 1938, che gli resero complicato trovare un relatore di tesi disposto ad accettarlo — Levi tornò a Torino nell'ottobre 1945, dopo l'odissea raccontata ne "La tregua", e trovò lavoro come chimico, prima alla Duco-Montecatini di Avigliana, poi per trent'anni alla SIVA, piccola fabbrica di vernici tra Torino e Settimo Torinese, di cui divenne infine direttore. La sua vita, come scrisse lui stesso, restò "nettamente divisa in tre settori: la famiglia, la fabbrica, lo scrivere". Componeva "Se questo è un uomo" la sera, nei giorni festivi, durante le ferie, senza mai sottrarre un'ora al proprio impegno professionale — fino al 1975, quando si licenziò dalla SIVA per dedicarsi interamente alla scrittura. Dal 1952 collaborò anche, come traduttore e consulente, con le Edizioni Scientifiche Einaudi — lo stesso nome della casa editrice già incrociata nella Puntata 34 attraverso la storia della famiglia di Dogliani, qui rappresentata da Giulio Einaudi in persona, che inizialmente esitò a pubblicare "Se questo è un uomo" perché il libro era "già passato per le mani di due editori" prima di lui.

DOVE ANDARE — RIEPILOGO TAPPE

• Corso Re Umberto, 75 — Torino, quartiere Crocetta, casa natale e abitazione di Levi per tutta la vita • Liceo Classico "Massimo D'Azeglio" — Torino, dove fu allievo di Cesare Pavese (già Puntata 15) • Istituto di Chimica dell'Università di Torino — Corso Massimo d'Azeglio, sede dei suoi studi, oggi con un'aula magna a lui dedicata • Palazzo Madama — Torino, sede della mostra "I mondi di Primo Levi. Una strenua chiarezza" (2015) • SIVA — Settimo Torinese, l'ex fabbrica di vernici dove lavorò per trent'anni

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