Rubrica · Piemonte Nascosto
Puntata 31 di 62

OLIVETTI, IVREA E I GRANDI ARCHITETTI: LA GALLERIA A CIELO APERTO DEL NOVECENTO ITALIANO

Ivrea (TO)
OLIVETTI, IVREA E I GRANDI ARCHITETTI: LA GALLERIA A CIELO APERTO DEL NOVECENTO ITALIANO

Lo storico dell'architettura Manfredo Tafuri scrisse che "Ivrea accoglie opere di architettura come fossero quadri da collezione". Non era un'esagerazione: pochissimi industriali al mondo possono vantare di aver fatto costruire edifici da un numero così alto di grandi nomi dell'architettura del Novecento, scelti personalmente, uno per uno, da Adriano Olivetti in persona, che si recava negli studi a conoscerli prima di affidare loro un incarico — esattamente come faceva con i propri dirigenti.

ANEDDOTO 1 — FIGINI E POLLINI: TRENTENNI CONTRO IL MONUMENTALISMO FASCISTA

Quando Adriano Olivetti affidò la progettazione del primo grande ampliamento della fabbrica a Luigi Figini e Gino Pollini, due architetti milanesi poco più che trentenni, stava facendo una scelta politicamente non neutra: i due erano tra gli esponenti di punta del razionalismo architettonico europeo, in aperta tensione con il monumentalismo classicista promosso dal regime fascista. L'edificio, inaugurato nel 1936, aveva sul fronte stradale una lunghissima facciata vetrata che lasciava entrare la luce naturale e permetteva agli operai, dall'interno, di guardare la città e le montagne mentre lavoravano — una scelta tutt'altro che scontata per un capannone industriale dell'epoca. Ai due architetti Olivetti affidò anche l'Asilo Nido di Borgo Olivetti (1939-41), pensato secondo lo stesso principio di rispetto per l'ambiente circostante che avrebbe guidato tutta l'edilizia sociale della Città Industriale.

ANEDDOTO 2 — IL PROGETTO DI LE CORBUSIER CHE NON VIDE MAI LA LUCE

Tra i nomi coinvolti nell'avventura olivettiana ce n'è uno che merita una precisazione onesta: Le Corbusier, il grande maestro svizzero- francese dell'architettura moderna che già nella Puntata 23 abbiamo citato per il suo elogio di via Jervis come "la via più bella del mondo", fu effettivamente contattato e coinvolto da Adriano Olivetti in un progetto per Ivrea. Ma Olivetti morì improvvisamente nel 1960, e quel progetto non fu mai realizzato: Le Corbusier resta dunque, nella storia di Ivrea, un nome legato all'ammirazione e alla committenza mancata, non a un edificio realmente costruito — un dettaglio importante per non confondere la leggenda con i fatti.

ANEDDOTO 3 — GABETTI E ISOLA: LA TANA SOTTOTERRA CHE FECE DISCUTERE L'EUROPA

Già raccontata nella Puntata 22, "Talponia" — l'Unità Residenziale Ovest costruita tra il 1968 e il 1971 — porta la firma di Roberto Gabetti e Aimaro Isola, due tra i protagonisti più originali dell'architettura italiana del secondo Novecento. L'edificio, una struttura semicircolare di 70 metri di raggio con parcheggio interrato e alloggi affacciati su una vetrata continua verso il bosco, fu al centro di un acceso dibattito internazionale sull'architettura italiana del dopoguerra — la cosiddetta disputa "sui frigoriferi" che coinvolse, tra gli altri, il critico inglese Reyner Banham, polemico contro quella che giudicava una pericolosa "ritirata" italiana dal rigore del razionalismo verso un linguaggio più storicista e decorativo. Gli interni originali, arredati anche con pezzi disegnati dagli stessi Gabetti e Isola, sono stati in parte sostituiti negli anni Duemila con mobili firmati Ettore Sottsass, quando alcuni alloggi furono riconvertiti per ospitare gli studenti dell'Interaction Design Institute di Ivrea — un altro strato di design su design, in un edificio che nel 2017 ha ottenuto il riconoscimento ufficiale di "importante carattere artistico" da parte dello Stato italiano.

ANEDDOTO 4 — LA SCUOLA DEL RIGORE E QUELLA DELLA FANTASIA, FIANCO A FIANCO

Nel quartiere di Canton Vesco, Olivetti dimostrò una libertà di visione sorprendente per un committente industriale: fece costruire, quasi una accanto all'altra, due scuole completamente diverse nello spirito. La Scuola Elementare di Ludovico Quaroni e Adolfo De Carlo (1964) è un'aggregazione rigorosa di volumi razionalisti, blocchi e corti interne dai toni immacolati. La Scuola Materna, affidata invece a Mario Ridolfi e Wolfgang Frankl, va nella direzione opposta: ispirata alla corrente neorealista e al recupero di materiali e forme vernacolari, è pensata come un manifesto della fantasia e dell'eccesso, in aperta polemica con la cultura del rigore industriale — un modo per dire, architettonicamente, che anche i bambini avevano diritto a uno spazio che non fosse "razionale" come una fabbrica.

DOVE ANDARE — RIEPILOGO TAPPE

• Officine ICO, Via Jervis — Ivrea, primi ampliamenti di Figini e Pollini (1934-1940) • Asilo Nido di Borgo Olivetti — Ivrea, Figini e Pollini (1939-1941) • Talponia (Unità Residenziale Ovest) — Ivrea, Gabetti e Isola (1968-1971), già Puntata 22 • Canton Vesco — Ivrea, Scuola Elementare (Quaroni/De Carlo) e Scuola Materna (Ridolfi/Frankl) • MAAM, Museo a Cielo Aperto dell'Architettura Moderna — Ivrea, dal 2001, percorso pedonale lungo via Jervis

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