Nella Puntata 15 abbiamo raccontato Cesare Pavese e le Langhe della memoria contadina. C'è un secondo grande scrittore che ha trasformato le stesse identiche colline in letteratura, ma partendo da un'esperienza diversissima: non il ricordo nostalgico dell'infanzia, ma la guerra vissuta in prima persona, fucile in mano, tra il 1944 e il 1945. La critica lo ha definito fin dagli anni Cinquanta "il vero erede di Pavese" — un'etichetta che, secondo chi lo ha studiato a fondo, forse non gli avrebbe fatto piacere fino in fondo.
Beppe Fenoglio nacque ad Alba il 1° marzo 1922 e vi trascorse quasi tutta la vita, a eccezione dei mesi del servizio militare a Roma. L'8 settembre 1943, giorno dell'armistizio, lo trovò alla Scuola allievi ufficiali della capitale: il suo reparto si disperse e lui dovette affrontare un viaggio avventuroso per tornare nelle sue Langhe. Spinto anche dai suoi ex professori di liceo, decise di unirsi al primo gruppo di partigiani incontrato sulle colline: inizialmente militò tra i "rossi" comunisti, ma si sentì presto a disagio in quella formazione, al punto da descrivere se stesso — nelle pagine del suo romanzo più celebre — come capitato "nel settore sbagliato della parte giusta". Dopo un rastrellamento nazifascista che decimò la sua prima brigata, passò agli "azzurri" badogliani della 2ª Divisione Langhe, operando tra Mango, Murazzano e Mombarcaro fino alla Liberazione — insieme al fratello Walter, che nel frattempo era riuscito a disertare dalla Repubblica di Salò.
Tra il 10 ottobre e il 2 novembre 1944, Alba visse un'esperienza storicamente unica: liberata dai partigiani delle Langhe, sia comunisti sia badogliani, rimase per ventitré giorni una vera e propria repubblica partigiana indipendente, prima di essere riconquistata dai fascisti con l'appoggio logistico tedesco. Fenoglio visse quell'episodio in prima persona e lo raccontò nel suo libro d'esordio, "I ventitré giorni della città di Alba" (Einaudi, 1952), pubblicato — non a caso — dalla stessa casa editrice torinese che aveva già lanciato Pavese, e con il sostegno diretto di Italo Calvino, che diede a Fenoglio i primi, importanti consigli editoriali. Nel libro, la sfilata dei partigiani in Piazza Duomo viene descritta con un'immagine vivida: il suono di tutte le campane delle nove chiese cittadine che "sembrò piovesse sulla città scheggioni di bronzo" — uno dei passaggi più citati di tutta la sua opera.
Fenoglio lavorò per anni a un grande romanzo sulla Resistenza, ma quando lo presentò all'editore Garzanti nel 1958 gli fu chiesto di "smembrarlo": ne uscirono così due opere distinte e separate — "Primavera di bellezza" (1959), che termina con la morte del protagonista subito dopo l'8 settembre 1943, e il celebre "Il partigiano Johnny", che racconta invece il seguito della storia, dalla militanza partigiana fino alla Liberazione. Fenoglio non vide mai pubblicato quest'ultimo romanzo: morì a Torino il 18 febbraio 1963, a soli quarant'anni, per un male incurabile sopportato con quella che i suoi biografi descrivono come stoica fermezza, mentre lavorava ancora a una nuova trilogia letteraria. "Il partigiano Johnny" uscì postumo solo nel 1968, e Italo Calvino lo definì "il libro sulla Resistenza che tutti aspettavamo" — un giudizio che ha consacrato Fenoglio, in gran parte dopo la sua morte, come una delle voci più originali e meno retoriche di tutta la letteratura resistenziale italiana, capace di raccontare la guerra partigiana senza idealizzarla, con tutta la sua brutalità, i suoi compromessi e le sue contraddizioni.
Diffidente verso ogni forma di retorica, religiosa quanto politica, Fenoglio volle un matrimonio interamente civile — il primo in assoluto nella cattolicissima Alba, tra lo scandalo dei benpensanti cittadini. Chiese di essere sepolto allo stesso modo, con rito civile, "senza fiori, soste né discorsi", come scrisse lui stesso in un biglietto al fratello: alla sua tomba, nel cimitero di Alba, furono pronunciate solo poche parole da don Natale Bussi, amico ed ex professore di liceo — segno di un legame personale più forte di ogni distanza ideologica.
• Centro Studi Beppe Fenoglio — Piazza Rossetti, 2, Alba, abitazione dello scrittore tra gli anni Trenta e Quaranta • Piazza Duomo, Alba — scena della sfilata partigiana del 1944 • Liceo Classico "Govone" — Alba, formazione letteraria di Fenoglio • Mango (CN) — percorso letterario "Il paese del partigiano Johnny" (dal 2001) • Murazzano e San Benedetto Belbo (CN) — itinerari fenogliani, luoghi di "La malora" • Cimitero di Alba — tomba di Fenoglio, rito civile