Le Corbusier, uno dei padri dell'architettura moderna, definì via Jervis a Ivrea "la via più bella del mondo". Non parlava di un centro storico medievale o di una piazza barocca, ma di una strada fiancheggiata da edifici industriali — perché a Ivrea, tra gli anni Trenta e Sessanta del Novecento, la famiglia Olivetti tentò qualcosa che nessun altro imprenditore italiano aveva mai osato: costruire non solo una fabbrica, ma un intero modello di società attorno ad essa.
originale, #33) — Patrimonio UNESCO dal 2018 Zona: Ivrea (TO)
Tutto cominciò il 29 ottobre 1908, quando Camillo Olivetti — eporediese, laureato in ingegneria elettrotecnica e reduce da un'esperienza di lavoro negli Stati Uniti che gli aveva insegnato l'organizzazione industriale americana — fondò a Ivrea la sua azienda, partendo dalla produzione interamente manuale delle prime 100 macchine da scrivere italiane, ordinate dalla Marina. Fu però il figlio Adriano, entrato in azienda nel 1926 e diventato presidente nel 1938, a trasformare la fabbrica in qualcosa di radicalmente diverso: un esperimento sociale fondato sull'idea che il benessere dei dipendenti — orari di lavoro brevi per lasciare tempo alla cultura, un anno intero di congedo per le neomamme, servizi sanitari d'avanguardia, accesso all'arte e al cinema — non fosse un costo da contenere, ma il vero motore della produttività. Nel 1947 fondò a Ivrea il Movimento Comunità, ispirato a un'idea di organizzazione sociale alternativa sia al capitalismo fordista sia al collettivismo marxista, di cui la città industriale stessa divenne il manifesto costruito in mattoni e cemento.
Tra gli edifici più sorprendenti del complesso olivettiano c'è l'Unità Residenziale Ovest, soprannominata "Talponia" per la sua posizione quasi completamente interrata, un richiamo scherzoso alle tane delle talpe da cui prende il nome. Fu pensata per ospitare i dipendenti single dell'azienda — un'idea abitativa innovativa per l'epoca, che univa privacy individuale e socialità condivisa. Accanto a Talponia, la Città Industriale comprendeva un intero ecosistema di edifici per la vita dei lavoratori: l'asilo nido progettato da Figini e Pollini (gli stessi architetti del primo grande stabilimento ICO del 1934), il Circolo Ricreativo, le case popolari del Borgo Olivetti — già realizzate da Camillo negli anni Venti — e la Scuola Disegnatori, costruita tra il 1951 e il 1955 dall'architetto Eduardo Vittoria con una pianta a quattro bracci asimmetrici, rivestita in klinker blu lucido, pensata per esprimere "la libertà nello spazio delle forme architettoniche".
Tra le invenzioni più straordinarie nate a Ivrea c'è la Programma 101, o P101: un calcolatore da tavolo programmabile sviluppato dall'ingegnere Pier Giorgio Perotto, considerato da molti studiosi il primo personal computer della storia. Il suo impiego più sorprendente avvenne fuori dall'Italia: la NASA utilizzò proprio una P101 per eseguire calcoli durante le missioni Apollo, comprese quelle dello sbarco sulla Luna — un macchinario nato in una cittadina piemontese che contribuì, silenziosamente, a uno degli eventi più celebrati del XX secolo. Oggi la P101, insieme ad altre creazioni iconiche come le macchine da scrivere Lettera 22 e Lettera 32 (quest'ultima eletta nel 1959 "miglior prodotto degli ultimi cento anni") e le calcolatrici Divisumma, è esposta nel Laboratorio-Museo Tecnologic@mente di Ivrea, allestito nello stesso edificio della storica Scuola Disegnatori.