Rubrica · Piemonte Nascosto
Puntata 38 di 62

IL RISO VENERE: L'INCONTRO ITALO-CINESE NATO A VERCELLI

Vercellese (provincia di Vercelli)
IL RISO VENERE: L'INCONTRO ITALO-CINESE NATO A VERCELLI

Il riso Venere non è un'antica varietà tramandata da secoli, come si potrebbe pensare guardando il suo colore nero intenso e il nome mitologico. È un'invenzione recentissima — nata nel 1997, appena ieri nella storia millenaria della risicoltura — frutto dell'incontro tra il riso più resistente della Pianura Padana e una varietà asiatica considerata, fino a un secolo prima, troppo preziosa persino per essere venduta.

NOTA PRELIMINARE

⚠️ Una precisazione: più che "due imprenditori" in senso classico, la fonte più documentata su questa storia (il libro-inchiesta "Contro Natura" di Dario Bressanini e Beatrice Mautino) descrive l'incontro tra le competenze di un agronomo cinese trapiantato in Piemonte e il lavoro di selezione di una cooperativa italo-sarda di risicoltori. La sostanza dell'incontro tra due mondi, però, è proprio quella che ricordavi — ed è una storia bellissima.

ANEDDOTO 1 — IL RISO PROIBITO ALL'IMPERATORE

Il progenitore asiatico del riso Venere ha una storia che affonda nel XIX secolo cinese: un riso nero, difficilissimo da coltivare per la sua scarsa resa e la sua delicatezza, riservato esclusivamente al palato dell'imperatore e della sua corte — al punto da essere soprannominato, nelle ricostruzioni più romanzate della sua storia, "il riso proibito". I comuni contadini cinesi non potevano coltivarlo né, tantomeno, consumarlo: una rarità quasi leggendaria, lontanissima dai campi allagati della Pianura Padana.

ANEDDOTO 2 — L'AGRONOMO CINESE CHE ADATTÒ IL RISO DELL'IMPERATORE AL CLIMA VERCELLESE

Secondo la ricostruzione di Bressanini e Mautino, a rendere possibile l'incrocio fu in particolare il lavoro di Wang Xue Ren, agronomo cinese trapiantato in provincia di Vercelli, che si dedicò ad adattare al clima padano quello che veniva chiamato, appunto, "il riso dell'imperatore". Il suo lavoro si intrecciò con quello del Centro Ricerche di SA.PI.SE — acronimo di Sardo Piemontese Sementi, una cooperativa agricola che univa, fin dal nome, risicoltori sardi e piemontesi — impegnato a selezionare varietà di riso italiano particolarmente resistenti al clima e ai parassiti locali. Dall'incrocio convenzionale (nessuna manipolazione genetica, va precisato, ma una tecnica di re-incrocio antica quanto l'agricoltura stessa) tra il riso nero asiatico e una solida varietà bianca della Pianura Padana, nel 1997 nacque a Borgo Vercelli un chicco di media grandezza, dal colore scuro intenso e dall'aroma particolare che ricorda il pane appena sfornato.

ANEDDOTO 3 — DALLA MITOLOGIA GRECA ALLE TAVOLE DEGLI CHEF STELLATI

Il nome "Venere" non è casuale: richiama la dea romana dell'amore e della bellezza, nata secondo il mito da una conchiglia emersa dalle onde — un'immagine scelta non solo per il fascino del riferimento classico, ma anche per omaggiare la tradizione cinese, che attribuiva al riso nero straordinarie proprietà afrodisiache. Nel giro di pochi anni, complice anche la curiosità del grande pubblico per un riso dal colore mai visto prima, il Venere conquistò prima le cucine degli chef stellati di tutto il mondo — basti pensare alla celebre "piramide di Riso Venere" del grande Gualtiero Marchesi — e poi le tavole domestiche italiane, diventando un ingrediente capace di finire perfino in pizze, pani, grissini e persino nella birra. Oggi viene coltivato esclusivamente in Piemonte (Vercellese, Novarese, zona di Casale Monferrato) e in Sardegna, nella valle del Tirso — un'eredità diretta del nome stesso della cooperativa che lo creò, "Sardo Piemontese Sementi".

DOVE ANDARE — RIEPILOGO TAPPE

• Borgo Vercelli (VC) — sede storica della creazione del riso Venere (1997) • Stazione Sperimentale di Risicoltura di Vercelli (oggi CREA) — già protagonista, dal 1925, della prima ibridazione artificiale del riso italiano • Strada del Riso Vercellese — itinerario enogastronomico dedicato alla biodiversità risicola della provincia

Per approfondire

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