⚠️ Correzione preliminare: la storia che ricordavi parlava di Fiano, ma in Piemonte non si coltiva questo vitigno (è tipicamente campano). Il vitigno protagonista di questa storia è la Favorita, uva bianca del Roero — e la leggenda che la lega a un'amante del re è vera, solo con il nome giusto.
C'era una volta una quattordicenne incontrata per caso durante una battuta di caccia. Da quell'incontro nacque una delle storie d'amore più lunghe e scandalose di Casa Savoia — e, indirettamente, anche un pezzo della storia enologica delle Langhe.
Luoghi aggiuntivi: Castello di Sommariva Perno, Tenuta Fontanafredda (Serralunga d'Alba), Mausoleo della Bela Rosin (Torino), Castello della Mandria
La Favorita è un vitigno bianco arrivato in Piemonte nel Seicento lungo le vie del sale che collegavano la Liguria al basso Piemonte, geneticamente imparentato con il Vermentino e il Pigato liguri. Trovò la sua terra d'elezione nel Roero, dove i Conti di Roero la documentano già nei registri di cantina del 1676. Una leggenda popolare, tramandata in diverse cantine della zona, vuole che il nome derivi dal fatto che fosse il vino preferito proprio dalla Bela Rosin — Rosa Vercellana, contessa di Mirafiori, l'amante e poi moglie morganatica di Vittorio Emanuele II, "la favorita del re" per antonomasia. La spiegazione più accreditata dagli storici del vino è in realtà più prosaica (l'uva "favorita" dai contadini e dai nobili locali, incluso lo stesso Vittorio Emanuele II, ghiotto di questo bianco), ma le due versioni non si escludono: è facile immaginare che il re la versasse proprio nei calici della sua Rosina, durante i loro soggiorni nelle Langhe.
SCANDALOSO
notò una ragazza di soli quattordici anni affacciata a una finestra del castello di Racconigi: era Rosa Vercellana, figlia del comandante della tenuta di caccia reale. Da quell'incontro nacque un legame che durò tutta la vita, nonostante l'ostilità della corte (Cavour in testa) e le umili origini di lei, che non sapeva né leggere né scrivere e parlava solo piemontese. Rimasto vedovo nel 1855, il re rifiutò ogni nuovo matrimonio politico, dichiarando che avrebbe sposato solo lei. Nel 1858, per mettere a tacere lo scandalo, la nominò Contessa di Mirafiori e Fontanafredda, acquistandole il Castello di Sommariva Perno (CN) — l'unica residenza che le rimase dopo la morte del re, quando tutte le altre dimore le furono confiscate. Proprio nei pressi di Pollenzo, già nel 1858 (un anno prima del titolo nobiliare), Vittorio Emanuele aveva acquistato 52 ettari di terreno destinati a diventare la tenuta di Fontanafredda, oggi una delle aziende vitivinicole più celebri delle Langhe, fondata dal figlio della coppia, Emanuele Alberto di Mirafiori. Il matrimonio religioso (segreto) arrivò solo nel 1869, quando il re, malato e temendo di morire, sposò finalmente la sua Rosina; quello civile, nel 1877, a Roma, pochi mesi prima della morte di lui.
Alla morte di Rosa Vercellana, nel 1885, Casa Savoia le negò il diritto di riposare accanto al marito nel Pantheon di Roma: non era mai stata, ufficialmente, una regina. I suoi figli, in aperta sfida alla famiglia reale, fecero costruire a Torino — nel quartiere che oggi si chiama, non a caso, Mirafiori Sud — una copia in scala ridotta del Pantheon romano: il Mausoleo della Bela Rosin, completato nel 1888, con tanto di pronao a otto colonne e il motto di famiglia "Dio, Patria, Famiglia" scolpito sul frontone. È ancora oggi visitabile, e racconta meglio di mille libri di storia quanto fosse profondo, e quanto controverso, l'amore tra un re e la ragazza incontrata da una finestra di Racconigi.