Castelmagno non è un paese nel senso tradizionale del termine: è un territorio comunale fatto di borgate sparse, ridotte oggi a poco più di cinquanta abitanti stabili, in cima a una valle che si è andata spopolando nel Novecento. Eppure da qui viene uno dei formaggi più celebri d'Italia, e qui sale ogni anno un pellegrinaggio che dura da secoli, fino a un santuario a 1.760 metri di quota.
Il Santuario di San Magno custodisce una leggenda diffusa in tutto l'arco alpino: quella della Legione Tebea, un corpo di soldati egiziani di fede cristiana che, secondo il racconto tradizionale, fu sterminato dal proprio stesso comandante per essersi rifiutato di massacrare una popolazione contadina pacifica. Alcuni legionari sarebbero scampati al massacro rifugiandosi sulle montagne tra Francia, Svizzera e Germania, evangelizzando le popolazioni locali. Uno di loro, di nome Magno, sarebbe morto martire proprio in questa valle. Il santuario sorge su un sito di culto ben più antico: nel 1894, durante alcuni lavori, fu ritrovata una lapide romana dedicata al dio Marte, oggi murata sul retro della chiesa — segno che il culto cristiano si sovrappose a un precedente luogo sacro pagano. Il nucleo più antico dell'edificio, la cosiddetta "cappella Allemandi", risale al 1475; nel 1514, appena due anni dopo il completamento della volta della Cappella Sistina, anche qui tra le montagne cuneesi arrivò un ciclo di affreschi a raccontare la Passione di Cristo, firmato da Giovanni Botoneri da Cherasco.
Il Castelmagno DOP ha una delle storie documentarie più antiche tra i formaggi italiani: nel 1277 una sentenza arbitrale stabilì che l'affitto di alcuni pascoli contesi tra Castelmagno e Celle di Macra dovesse essere pagato al Marchese di Saluzzo non in denaro, ma in forme di formaggio. Nell'Ottocento visse la sua epoca d'oro, comparendo nei menu dei ristoranti più prestigiosi di Parigi e Londra — il "re dei formaggi piemontesi". Le due guerre mondiali e lo spopolamento della montagna lo portarono quasi all'estinzione nel Novecento, prima di una rinascita sancita dal riconoscimento DOC nel 1982 e DOP nel 1996. Oggi può fregiarsi di due etichette diverse a seconda dell'altitudine di produzione: blu per il "Prodotto della Montagna" (650-1000 metri), verde per il più pregiato "di Alpeggio" (oltre 1000 metri, prodotto solo da maggio a ottobre). Il Cammino di San Magno, un sentiero ripristinato su un'antica mulattiera, parte da Campomolino e attraversa le borgate di Nerone, Chiotti e Chiappi prima di arrivare al santuario — lo stesso percorso, più o meno, che per secoli hanno fatto pastori e margari portando le mandrie agli alpeggi estivi.
Nella notte tra l'11 e il 12 agosto 2020, un gruppo di ragazzi che soggiornava nelle borgate di Castelmagno per le vacanze estive salì fino all'Alpe Chastlar, uno dei punti panoramici dell'alta Valle Grana, per osservare le stelle cadenti di San Lorenzo. Al ritorno, il fuoristrada su cui viaggiavano uscì di strada e precipitò per oltre cento metri. Persero la vita cinque giovani: Marco Appendino, Nicolò ed Elia Martini (fratelli), Camilla Bessone e Samuele Gribaudo, di età compresa tra gli 11 e i 24 anni. Castelmagno conta poco più di cinquanta abitanti: quella notte la comunità perse, con parole del sindaco dell'epoca, "la metà dei suoi giovani". Da allora, ogni anno, il concerto di Ferragosto che il Festival Occit'amo organizza al Santuario di San Magno è dedicato alla loro memoria.
Non proseguiamo con altri dettagli: chi desidera saperne di più può trovare la cronaca completa sulle fonti giornalistiche dell'epoca.