Fabrizio De André è universalmente considerato il cantautore di Genova, la voce del caruggio e della Foce. Eppure dietro quell'identità ligure, fortissima e autentica, si nasconde un capitolo piemontese poco conosciuto: i genitori di Fabrizio erano entrambi piemontesi, e una parte importante della sua infanzia — quella dei primi ricordi, delle prime amicizie, delle prime emozioni — si è svolta non a Genova ma in una cascina della campagna astigiana, a pochi chilometri dalla città già raccontata nelle Puntate 6 e 16.
Fabrizio nacque a Genova nel febbraio 1940, ma appena scoppiata la Seconda Guerra Mondiale la famiglia si rifugiò nella campagna di Revignano d'Asti, alle porte della città verso San Damiano, in una proprietà chiamata "Cascina dell'Orto", acquistata dal padre Giuseppe dopo i bombardamenti del 1941. Il padre, ricercato dai fascisti per aver protetto i propri allievi ebrei nell'istituto tecnico che dirigeva a Genova, si dava alla macchia, mentre il piccolo Fabrizio — chiamato in famiglia "Bicio" — cresceva tra le colline, i canneti lungo il fiume Borbore e il gracchiare delle gazze, insieme al fratello maggiore Mauro. La famiglia, di buona borghesia genovese ma con radici piemontesi profonde, si adattò con naturalezza alla vita di campagna: si racconta che la madre Luisa preparasse il tè ogni pomeriggio, suscitando la meraviglia divertita dei vicini contadini.
Vicini di casa della famiglia De André a Revignano erano i mezzadri Pasquale e Eugenia Manfieri, con il figlio Vigìn e la nipote Nina, sua coetanea: i due bambini, Bicio e Nina, crebbero insieme e diventarono inseparabili, seguendo il mezzadro Emilio a caccia e pesca lungo il Borbore, e seguendo le orme del tasso nella neve fino alla tana. Anche la guerra, vissuta a quell'età, aveva i suoi giochi: il divertimento più grande, raccontava lo stesso De André da adulto, era raccogliere i bossoli delle armi — dopo il bombardamento della stazione di Vaglierano ne portarono a casa chili interi. Quell'amicizia d'infanzia non si esaurì con la fine della guerra: De André tornò più volte ad Asti negli anni successivi, fino a un ultimo viaggio nel 1997, due anni prima di morire, proprio per rivedere Nina e i luoghi che — sono parole sue — "aveva nel cuore".
In un'intervista del 1982 De André paragonò esplicitamente le due terre che avevano segnato la sua vita: "Asti e la sua campagna hanno rappresentato per me bambino quello che ora rappresenta la Sardegna da adulto: terre amiche che mi affascinano e meritano di essere cantate" — un parallelo significativo, perché la Sardegna, con la tenuta dell'Agnata in Gallura acquistata nel 1975, sarebbe diventata la sua casa per gli ultimi vent'anni di vita. Il legame con Asti è oggi riconosciuto ufficialmente dalla città: il 24 aprile 2004, sulle note di "Via del Campo" suonata dal vivo, è stato intitolato a Fabrizio De André un piazzale nell'area dell'ex Caserma Colli di Felizzano, in corso Alfieri — la stessa via dove, nella Puntata 6, abbiamo raccontato la Pasticceria Giordanino e le sue torri medievali. Alla cerimonia era presente la moglie Dori Ghezzi, che in quell'occasione visitò per la prima volta i luoghi dell'infanzia del marito e conobbe Nina, l'amica protagonista, sia pure indirettamente, di una delle sue canzoni più famose.
A chiudere il cerchio tra le due regioni c'è un'altra coincidenza artistica: De André è, insieme a Paolo Conte — già protagonista della Puntata 16 — uno degli artisti con il maggior numero di riconoscimenti nella storia del Club Tenco, l'associazione nata a Sanremo nel 1972 in memoria di Luigi Tenco. I due, genovese l'uno e astigiano l'altro, condividono il primato di sei Targhe Tenco a testa: due percorsi musicali diversissimi per stile, ma intrecciati dallo stesso premio e, come abbiamo visto, da radici geografiche più vicine di quanto si pensi.