Rubrica · Piemonte Nascosto
Puntata 26 di 62

I Formaggi All'Alcol del Piemonte: il Bruss e il Testun al Barolo

Langhe e Monregalese (CN)
I Formaggi All'Alcol del Piemonte: il Bruss e il Testun al Barolo

Confermato: in Piemonte esistono davvero formaggi che vengono lavorati con la grappa o con le vinacce del vino. Non uno solo, ma due, con storie e tecniche completamente diverse — uno nasce dal recupero degli scarti contadini, l'altro da una scelta raffinata di affinamento.

ANEDDOTO 1 — IL BRUSS: IL FORMAGGIO NATO PER NON BUTTARE VIA NIENTE

Il bruss (in piemontese "bross") è forse l'esempio più estremo di cucina di recupero contadina che il Piemonte abbia mai prodotto. Anticamente nasceva facendo fermentare nella grappa — il distillato di vinacce che i contadini producevano in proprio nelle loro stesse case — croste e pezzi avanzati di altri formaggi, spesso già ammuffiti e altrimenti destinati allo scarto. Il composto, mescolato con cura, fermentava lentamente trasformandosi in una crema spalmabile dal sapore intensissimo e piccante, da gustare sul pane. Oggi il bruss si trova ancora presso mercanti specializzati in prodotti tipici, ma viene anche preparato in casa facendo fermentare formaggi freschi — robiole o tomini — con grappa o brandy. È diffuso non solo in Piemonte ma anche nella vicina Liguria, dove la versione locale (il "brussu") si ottiene invece dalla ricotta lasciata fermentare in recipienti freschi e bui, rimestata ogni giorno a mano. In entrambe le varianti resta un piatto identitario: si usa per condire pasta e polenta, insaporire minestre, accompagnare le patate al cartoccio, e si abbina tradizionalmente a vini rossi robusti o, per chi vuole esaltarne ancora di più il piccante, a un passito come l'Erbaluce di Caluso.

ANEDDOTO 2 — IL TESTUN: DAI PASTORI BRADI ALLE VINACCE DI BAROLO

Il Testun nasce nella zona monregalese, tra il fiume Tanaro e il torrente Vermenagna, da pastori che conoscevano già le tecniche di produzione del Bra e della Toma Piemontese, ma le adattarono alle esigenze dell'allevamento ovi-caprino brado. Il nome, tipicamente piemontese, significa letteralmente "testardo, testa dura" — un riferimento diretto alla lunga stagionatura a cui questo formaggio era destinato fin dall'origine. Caduto quasi nell'oblio con il diradarsi della pastorizia di montagna, è rinato solo grazie alla caparbietà di alcuni produttori e stagionatori della Valcasotto, che hanno prima convinto i margari rimasti, poi ripreso direttamente la produzione. Esiste oggi una versione particolare e molto ricercata: il Testun viene avvolto in foglie di castagno e fatto stagionare immerso nelle vinacce di Nebbiolo da Barolo — gli scarti della vinificazione, bucce e vinaccioli pressati dopo la spremitura dell'uva. Durante questo affinamento il formaggio assorbe i tannini contenuti nella vinaccia, diventando ancora più saporito e aromatico, con sentori che ricordano direttamente il vino in cui è stato immerso. Il Testun naturale si abbina bene a miele di bosco e confetture di zucca o carote; quello al Barolo, naturalmente, trova il proprio compagno ideale in un buon Nebbiolo — chiudendo, di fatto, il cerchio tra formaggio e vino con cui è stato affinato.

Dove andare
Le tappe della passeggiata
01
Valcasotto (CN)
zona di rinascita della produzione del Testun,
02
Langhe (CN)
territorio di produzione delle vinacce di Nebbiolo da
03
Mercati e botteghe di prodotti tipici piemontesi
per il bruss,

Per approfondire

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