A soli trenta chilometri dal mare, nell'estremo angolo sud-orientale dell'Alessandrino, si trova un piccolo territorio che per secoli ha guardato più verso Genova che verso Torino — tanto da meritarsi, nei mercati anglosassoni, il soprannome scherzoso di "Gavishire". È la patria del Gavi, l'unico grande bianco di un Piemonte tradizionalmente identificato con i suoi rossi.
La leggenda più diffusa attribuisce il nome stesso del borgo, e di conseguenza del vino, a Gavia, figlia del re dei Franchi Clodomiro: innamorata di un uomo non gradito a corte, sarebbe fuggita rifugiandosi proprio in questo angolo di Piemonte, dove fu accolta con tale gentilezza dagli abitanti locali da dare il proprio nome al borgo — e, secondo la stessa leggenda, l'aggettivo "cortese" al vitigno locale, in omaggio alla sua indole gentile. Versione più documentata e prosaica: nel 1798 il conte Nuvolone, vicedirettore della Società Agraria di Torino, descrisse il "Corteis" (nome piemontese dell'uva) come dotato di "grappoli alquanto lunghetti, acini piuttosto grossi" che fanno "buon vino" — un nome forse legato semplicemente al carattere gradevole e "cortese" del vino stesso, apprezzato fin dal Settecento nei banchetti nobiliari. Quel che è certo, e ben documentato archivisticamente, è che le vigne di quest'area sono attestate fin dal 3 giugno 972, in un contratto d'affitto conservato all'Archivio di Stato di Genova tra l'Arcivescovo della città e due cittadini di Gavi.
Dal Medioevo, questo territorio ospitò importanti feudi delle grandi dinastie nobiliari della Repubblica di Genova — Doria, Spinola, Adorno, Malaspina, Grimaldi — che vi costruirono castelli e ville di campagna, prediligendo una cucina a base di pesce, carni magre e verdure perfettamente abbinabile al vino bianco locale. Fu proprio la famiglia Doria, nell'Ottocento, a sostenere l'esportazione del Cortese di Gavi attraverso le navi della Repubblica marinara, portandolo fino agli ambienti aristocratici del Regno Unito — un successo internazionale precoce, che ancora oggi si riflette nei numeri: oltre il 90% della produzione di Gavi DOCG viene esportata all'estero, con la Gran Bretagna tra i mercati storicamente più fedeli, al punto da aver dato origine al soprannome scherzoso "Gavishire" — come se questo angolo di Alessandrino fosse, in tutto e per tutto, una vera e propria contea inglese.
Domina il borgo medievale la maestosa fortezza di Gavi, le cui strutture più antiche risalgono al periodo in cui una delle torri del castello apparteneva all'imperatore Federico Barbarossa in persona. Occupato dai Genovesi all'inizio del XIII secolo, il forte tornò sotto il controllo della Repubblica di Genova nel 1528, resistette agli attacchi delle milizie franco-sabaude nel 1625, e nel 1799 fu l'unica fortificazione in tutta Italia ancora occupata dai francesi — un primato non esattamente lusinghiero, ma significativo del valore strategico di questo presidio. Successivamente trasformato in casa di relegazione civile e, durante la Seconda guerra mondiale, in carcere militare, il forte conserva ancora oggi, nell'androne accanto alla porta romanica, un biscione visconteo affiancato dalla croce di San Giorgio — due simboli araldici di epoche e dominazioni diverse, incisi fianco a fianco sulla stessa pietra.
Il riconoscimento ufficiale del Gavi arrivò relativamente tardi rispetto alla sua fama secolare: la Denominazione di Origine Controllata fu istituita il 26 giugno 1974, seguita dalla Docg nel 1998 — tra le prime denominazione di vino bianco italiano a raggiungere il vertice della piramide qualitativa nazionale. Da allora la crescita è stata costante: il Consorzio di Tutela, fondato nel 1993, riunisce oggi 11 comuni della provincia di Alessandria e centinaia di aziende, per una produzione che supera i 14 milioni di bottiglie l'anno — un numero impressionante per un'area di poco più di 1.600 ettari vitati, incastonata tra la pianura alessandrina e l'Appennino ligure, lungo antiche vie commerciali come la via Postumia romana, la Via Francigena e la Via del Sale già incontrata nelle Puntate 13 e 25 di questa rubrica.
• Forte di Gavi — borgo medievale di Gavi (AL) • Libarna — sito archeologico romano nei pressi di Serravalle Scrivia • Tassarolo, Novi Ligure, Bosio — comuni della denominazione Gavi DOCG, già Puntata 47 per Novi Ligure • Valle del Lemme — territorio principale di coltivazione del Cortese