Dopo aver raccontato la fabbrica — la pista sul tetto del Lingotto, Mirafiori, il Dopolavoro — chiudiamo questo lungo filone industriale torinese con l'uomo che per decenni ha incarnato, agli occhi degli italiani, l'intera dinastia: Gianni Agnelli, "l'Avvocato". I suoi luoghi più amati raccontano un personaggio diviso tra il rigore della valle di famiglia e il cosmopolitismo internazionale, tra il calcio della domenica e le Olimpiadi vinte con una telefonata.
Zona: Torino e Val Chisone (TO)
Villar Perosa, paese di poco più di tremila abitanti in Val Chisone, è la culla della famiglia Agnelli: qui nacque nel 1866 il senatore Giovanni Agnelli, fondatore della FIAT, che fu sindaco del paese dal 1895; qui, nel 1906, fondò anche la RIV (Roberto Incerti & C. Villar Perosa), azienda di cuscinetti a sfera che durante la Prima Guerra Mondiale produsse persino una mitragliatrice che ne porta ancora il nome. Gianni Agnelli ereditò non solo l'azienda ma anche la carica: fu sindaco di Villar Perosa per trentacinque anni, dal 1945 al 1980, un incarico che lui stesso considerava poco impegnativo ma a cui restò sempre legato. La residenza di famiglia, una villa neoclassica su più livelli affacciata sulla valle, custodisce al primo piano una galleria decorata in stile cineserie; i giardini furono ridisegnati dal celebre paesaggista inglese Russell Page insieme a Marella Agnelli, che dal 1973 sviluppò anche una propria attività come disegnatrice di tessuti d'arredamento — alcuni dei quali decorano ancora oggi le stanze della villa torinese di famiglia.
Ogni 15 agosto, sul campo sportivo aziendale della RIV-SKF a Villar Perosa — a un chilometro in linea d'aria dalla villa del "patriarca" fondatore — si gioca ancora oggi la "sgambata": un'amichevole tra la prima squadra della Juventus e la formazione riserve, durante la quale i nuovi acquisti del calciomercato estivo vengono presentati ai tifosi. Per decenni Gianni Agnelli si sedeva a bordo campo con i dirigenti e i familiari, tra secchi di ghiaccio per tenere fresca l'acqua e battute sull'attualità economica e politica — un rito che trasformava ogni anno una piccola valle piemontese nell'epicentro delle speranze juventine di un'intera nazione. La tradizione, nata ben prima della guerra (la prima partita della Juventus a Villar Perosa risale al 1931, per il 25° anniversario della RIV), continua ancora oggi, decenni dopo la morte dell'Avvocato.
A Torino, sulla collina al confine con Pecetto Torinese, sorge Villa Frescot, la residenza dove Gianni Agnelli visse più a lungo e dove morì il 24 gennaio 2003. Fu qui che, negli anni Novanta, prese forma la candidatura di Torino alle Olimpiadi invernali del 2006 — un progetto accolto inizialmente con scetticismo, perché fino ad allora nessuna grande città era mai stata sede dei Giochi invernali. Quando l'assegnazione arrivò, il 20 giugno 1999 a Seul, Agnelli fu la prima persona a telefonare a Evelina Christillin, allora coordinatrice del dossier olimpico, nonostante in Italia fosse ancora mattina presto: "era contento come un bambino che ha appena scoperto la sorpresa nell'uovo di Pasqua", ricorda lei — parole che stridono con l'immagine pubblica di un uomo abituato a mostrare poche emozioni. Alla sua morte, la camera ardente fu allestita nella Pinacoteca del Lingotto (già raccontata nella Puntata 23), secondo il cerimoniale riservato ai senatori; il funerale si tenne nel Duomo di Torino davanti a una folla enorme, mentre la sepoltura avvenne nella cappella di famiglia nel piccolo cimitero di Villar Perosa — un cerchio che si chiude esattamente nel luogo dove tutto era cominciato.
Con questa puntata si chiude il lungo filone "Torino industriale" della rubrica: Ivrea/Olivetti, FIAT/Dopolavoro e ora Gianni Agnelli — tre puntate che, lette insieme, raccontano tre modi diversi di essere imprenditori piemontesi nel Novecento: il sogno comunitario di Adriano Olivetti, il paternalismo organizzato della FIAT, e il personaggio pubblico cosmopolita e popolare allo stesso tempo che fu l'Avvocato.