Sì, c'è un'affinità — e non è solo geografica (i tre paesi distano pochi chilometri l'uno dall'altro, nella pianura e nelle prime colline cuneesi): porri di Cervere e lumache, sia quelle di Cherasco sia quelle della Fiera Fredda di Borgo San Dalmazzo, sono diventati un abbinamento classico della cucina piemontese contemporanea, presente nei menu di osterie e ristoranti di tutta la zona.
Il Porro di Cervere non è un porro qualunque: è una cultivar selezionata da secoli di selezione massale a partire da sementi locali della varietà "porro lungo d'inverno", e rappresenta da solo oltre il 60% dell'intera produzione piemontese di porri. Il segreto è il terreno: a Cervere il suolo è calcareo, composto da sabbia fine e limo — una combinazione piuttosto rara in natura — che rende l'ortaggio particolarmente dolce e digeribile, al punto da poter essere mangiato crudo in pinzimonio o intinto nella bagna cauda, cosa impensabile con un porro comune da soffritto. Le piante restano nel terreno anche durante l'inverno e vengono raccolte in più fasi, con tecniche ancora in gran parte manuali e tramandate di generazione in generazione — un fattore che, insieme alla scarsità del terreno adatto, ne giustifica il prezzo più alto rispetto ai porri olandesi o britannici che dominano il mercato europeo. Una storia curiosa: secondo alcuni studiosi le origini della coltivazione del porro risalirebbero addirittura a tremila anni prima di Cristo, ai tempi degli Egizi, dove era il cibo degli schiavi addetti alla costruzione delle piramidi.
A differenza di molti prodotti tipici piemontesi, le lumache di Cherasco non nascono da un'antica tradizione gastronomica locale, ma da un'intuizione moderna: nel 1973 un gruppo di allevatori della zona credette nelle potenzialità di uno studio scientifico serio sull'allevamento delle chiocciole, fondando quello che sarebbe diventato l'Istituto Internazionale di Elicicoltura di Cherasco. Nel 2016, in collaborazione con l'Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (a pochi chilometri di distanza), l'Istituto ha messo a punto il "Metodo Cherasco": un disciplinare di allevamento completamente naturale, oggi adottato in tutta Italia, che ha reso il paese il punto di riferimento mondiale dell'elicicoltura — l'Italia è oggi il primo produttore al mondo di Helix, la varietà di lumaca più pregiata in cucina. Cherasco è anche, dal 1881, patria del "Baci di Cherasco": fu in quell'anno che un giovane pasticcere tornato da un apprendistato a Torino fondò la pasticceria Barbero, dando vita al celebre cioccolatino.
A Borgo San Dalmazzo, qualche chilometro più a sud, si allevano e si celebrano le lumache da un'angolazione diversa: qui la specie regina è la Helix Pomatia Alpina, una chiocciola dalla carne bianca che trova il suo habitat naturale nelle valli intorno al paese. La Fiera Fredda, dedicata interamente all'elicicoltura, fu concessa nel 1569 dal duca Emanuele Filiberto di Savoia, che — secondo la tradizione — aveva personalmente assaggiato le lumache locali e ne aveva apprezzato la pregevolezza. Si tiene ogni anno il 5 dicembre, giorno del martirio di San Dalmazzo, ed è ormai alla sua 454ª edizione. La ricetta più antica e identitaria è la "cartonera": lumache lessate, estratte dal guscio con un vero chiodo da ferratura per cavalli (ancora oggi usato per tradizione) e intinte nella "salsa del cartuné", a base di olio, sale, pepe e aglio — il nome deriva dai carrettieri (i "cartuné") che, diretti verso la Francia, erano i principali avventori delle osterie locali. Ed è proprio qui, nei menu della rassegna gastronomica collegata alla Fiera, "Sotto il segno della lumaca", che si trova la conferma più diretta dell'affinità con Cervere: tra le proposte dei ristoratori locali figura l'Helix Pomatia "alla cartonera con le sue salse ai porri" — porro e lumaca, fianco a fianco nello stesso piatto, non più solo una coincidenza geografica ma una vera e propria ricetta.