"Un vitigno a bacca bianca, che si comporta come uno a bacca nera": così il presidente del Consorzio di Tutela dei Vini Colli Tortonesi ha riassunto, in una sola frase, il paradosso più affascinante dell'enologia alessandrina. Il Timorasso è bianco di colore, ma struttura, longevità e capacità di invecchiamento da grande rosso — e la sua storia recente è una delle più belle parabole di rinascita agricola di tutto il Piemonte.
Il Timorasso è documentato fin dal Medioevo, citato addirittura dall'agronomo Pier de' Crescenzi nella sua opera "Ruralium Commodorum libri XII" — un trattato considerato tra i primi manuali agronomici della storia europea. Fino alla fine dell'Ottocento era la varietà bianca dominante dell'area di Tortona, l'antica Derthona romana. Ma si tratta di un'uva difficile: poco produttiva, vulnerabile a muffe e marciumi, con una maturazione incostante che la rendeva poco redditizia rispetto a varietà più semplici da coltivare, come il Cortese. Nel secondo dopoguerra, complice anche l'epidemia di fillossera che decimò molte coltivazioni tradizionali, il Timorasso fu quasi completamente abbandonato: negli anni Ottanta del Novecento se ne contava appena un ettaro coltivato in tutto il Tortonese.
La rinascita ha un nome e un cognome precisi: Walter Massa, vignaiolo con tenuta a Monleale, descritto da chi lo conosce come "autentico artigiano, anticonformista e visionario". A partire dalla fine degli anni Ottanta, contro lo scetticismo praticamente unanime del settore, Massa decise di scommettere su questo vitigno dimenticato, producendo la prima bottiglia di Timorasso in purezza nel 1987 — una data considerata oggi l'anno simbolo della rinascita della varietà. Il successo fu progressivo ma inarrestabile: altri produttori della zona, da Andrea Mutti a Claudio Mariotto, si unirono all'avventura, portando la superficie coltivata da un solo ettaro a oltre 150 ettari in poco più di vent'anni. Fu lo stesso Massa a intuire una scelta strategica decisiva: anziché legare la denominazione al nome dell'uva, propose di legarla al territorio, recuperando l'antico nome latino della città — Derthona — già utilizzato nei documenti medievali per indicare proprio questa varietà. Come ha sintetizzato un protagonista storico dell'enologia delle Langhe, Beppe Colla: "i grandi vini non prendono il nome dall'uva, ma dalla terra" — esattamente come il Barolo non si chiama "Nebbiolo".
La straordinaria capacità di invecchiamento del Timorasso — capace di restare interessante anche dopo dieci, quindici, perfino vent'anni in bottiglia, qualità rarissima per un vino bianco italiano — si spiega con la composizione del suolo: le "Marne di Sant'Agata", le stesse marne calcareo-argillose che danno struttura e longevità al Barolo nelle Langhe, qui si trovano lungo i Colli Tortonesi, trasferendo al vino bianco una mineralità e una sapidità profonde, quasi "da rosso". Un Timorasso giovane si presenta con note di pera e pesca matura, accompagnate da sentori floreali di acacia e biancospino; solo dopo alcuni anni di affinamento emergono le note più caratteristiche e ricercate dagli intenditori — idrocarburo, pietra focaia, miele — un'evoluzione aromatica che ha portato la critica internazionale a paragonarlo, per complessità, ai grandi bianchi borgognoni come lo Chablis.
A chiudere il cerchio con un'altra puntata di questa rubrica, c'è un dettaglio che lega direttamente il Timorasso a Fausto Coppi, già raccontato nella Puntata 47: l'azienda Vigne Marina Coppi, della stessa famiglia del Campionissimo di Castellania, produce oggi un Timorasso intitolato proprio "Fausto" — un omaggio diretto, nato nello stesso territorio dei Colli Tortonesi dove il giovane Coppi si allenava sulle salite e dove, decenni dopo, Walter Massa avrebbe riportato in vita un vitigno quasi dimenticato. Due rinascite diverse, sportiva l'una e agricola l'altra, nate a pochi chilometri di distanza l'una dall'altra.
• Vigneti Massa — Monleale (AL), cantina di Walter Massa, pioniere della rinascita del Timorasso • La Colombera — Vho, frazione di Tortona (AL) • Vigne Marina Coppi — già collegata alla Puntata 47, produce il Timorasso "Fausto" • Tortona (AL) — già Puntata 47, antica Derthona romana