Due rivali che hanno diviso l'Italia del dopoguerra in due fazioni opposte, fotografati nell'atto di scambiarsi da bere su una salita durissima delle Alpi francesi. Un gesto semplice, diventato il simbolo universale del fair play sportivo — eppure, oltre settant'anni dopo, nessuno è mai riuscito a stabilire con certezza assoluta un dettaglio fondamentale: chi, dei due, stesse davvero offrendo da bere all'altro.
⚠️ Una correzione necessaria, prima di tutto: la foto più celebre della storia del ciclismo italiano non è stata scattata in Piemonte. Lo scatto immortala il 4 luglio 1952, durante la tappa Losanna-Alpe d'Huez del Tour de France, sulla salita verso il Col du Galibier — o, secondo la ricostruzione più accurata e recente, proprio agli ultimi tornanti del vicino Col du Télégraphe — entrambi in territorio francese, nelle Alpi della Savoia. Vale comunque la pena raccontare questa storia in chiusura della rubrica, perché il suo protagonista è il "nostro" Campionissimo di Castellania, già raccontato nella Puntata 47, e perché il mistero che la circonda è probabilmente il più affascinante di tutto lo sport italiano del Novecento.
Il primo mito da sfatare riguarda l'oggetto stesso al centro della foto: secondo le ricostruzioni più accreditate, basate sull'analisi diretta degli scatti, quella che per decenni tutti hanno chiamato "la borraccia" era in realtà una bottiglia di vetro — probabilmente di acqua minerale Perrier — e non il classico contenitore metallico da ciclista. Lo scatto fu opera di Carlo Martini, fotografo dell'agenzia Omega Fotocronache, e venne pubblicato il 10 luglio 1952 sulla rivista "Sport Illustrato" con una didascalia che oggi suona quasi profetica: "Dove sono le diatribe di Milano, dove sono le polemiche prima (e dopo) Recanati? Ecco Coppi e Bartali, i due grandi atleti della squadra italiana, si scambiano le bottiglie dell'acqua".
Il colpo di scena più sorprendente riguarda l'autenticità stessa dello scatto: secondo la testimonianza del giornalista Gianpaolo Ormezzano, lo scambio reale tra Coppi e Bartali era già avvenuto durante la tappa precedente, ma nessun fotografo era riuscito a immortalarlo — un'epoca, va ricordato, senza telecamere multiple né moviole. Fu un cineoperatore di nome Chiaradia a proporre ai due campioni di "rifare" la scena il giorno successivo per le telecamere: Gino e Fausto accettarono, e il gesto che sarebbe diventato l'icona assoluta della sportività italiana fu, in realtà, una ripetizione in posa di qualcosa già accaduto — senza che questo, va detto, tolga nulla all'autenticità del rapporto di rispetto reciproco tra i due, testimoniato anche da altri episodi della loro lunga rivalità.
Per decenni la fotografia è circolata sempre ritagliata, a inquadrare solo Coppi e Bartali, come se i due fossero completamente soli sulla salita. Solo in tempi recenti, grazie al ritrovamento casuale dell'originale non tagliato — in un pacchetto di fotografie ereditate dal figlio dell'ex pistard olimpionico Marino Vigna — si è scoperto che dietro ai due campioni si intravedevano le ombre di altri quattro corridori, tra cui il belga Stan Ockers, futuro campione del mondo su strada nel 1955, morto tragicamente l'anno successivo in un incidente in pista ad Anversa. Un dettaglio che racconta bene quanto la memoria collettiva tenda a semplificare gli eventi storici fino a ridurli a un duello tra due soli protagonisti, cancellando tutto il contesto attorno.
Sulla domanda decisiva — chi passò la bottiglia a chi — le testimonianze restano contraddittorie fino a oggi. Tarcisio Vergani, all'epoca massaggiatore di Bartali, sostenne che fosse stato Gino a offrirla a Coppi, basandosi su un dettaglio tecnico: nella foto Bartali ha ancora tutti i propri contenitori nei portaborracce, mentre quelli di Coppi sono vuoti. Ma Luigi Malabrocca, gregario di Coppi e celebre vincitore di due maglie nere al Giro d'Italia (il premio ironico riservato all'ultimo classificato), raccontò un'intervista in cui lo stesso Fausto gli avrebbe confidato: "Ero io il benefattore!". Perfino un filmato RAI ritrovato anni dopo, che sembrava mostrare Bartali passare la bottiglia a Coppi, si è rivelato inconcludente per un dettaglio tecnico (la posizione diversa delle borracce rispetto alla foto). Né Coppi, scomparso nel 1960, né Bartali, né lo stesso fotografo Carlo Martini, morto nel 1968, vollero mai sciogliere definitivamente il mistero — quasi a voler proteggere, con il silenzio, il valore simbolico di un gesto più grande di qualunque risposta tecnica.
• Col du Galibier e Col du Télégraphe — Savoia, Francia, luogo reale dello scatto (non in Piemonte) • Castellania Coppi e Museo dei Campionissimi, Novi Ligure (AL) — già Puntata 47, per la storia vera del Campionissimo piemontese
RIEPILOGO FINALE — 50 PUNTATE Con questa puntata si chiude, per ora, il lungo percorso della rubrica "La Torino che non conoscevi (e altro ancora)": cinquanta storie che hanno attraversato monumenti, leggende, santi, cantautori, vini, formaggi, ingredienti, industriali visionari e campioni dello sport — sempre verificando le fonti prima di scrivere, e correggendo con onestà quando un collegamento non reggeva, anche in questa puntata finale.