Rubrica · Piemonte Nascosto
Puntata 54 di 62

IL GRAND TOUR: QUANDO L'ARISTOCRAZIA INGLESE ENTRAVA IN ITALIA DAL MONCENISIO

Susa, Novalesa, Sacra di San Michele, Rivoli, Torino
IL GRAND TOUR: QUANDO L'ARISTOCRAZIA INGLESE ENTRAVA IN ITALIA DAL MONCENISIO

Per quasi due secoli, tra Seicento e primo Ottocento, l'aristocrazia europea — soprattutto inglese — affrontò un lungo viaggio di formazione attraverso il continente, destinato a completare l'educazione dei giovani rampolli con la conoscenza diretta dell'arte, della politica e delle antichità classiche. Si chiamava Grand Tour, e per chi sceglieva la via di terra anziché lo sbarco a Genova, l'ingresso in Italia avveniva quasi sempre dallo stesso identico punto: il Passo del Moncenisio, con Torino come prima, fondamentale tappa italiana.

ANEDDOTO 1 — UN TERMINE COMPLETATO NEL SEICENTO, IN UN LIBRO SCRITTO DA UN PRETE

L'espressione "Grand Tour" fu coniata da Richard Lassels, sacerdote cattolico inglese che visitò l'Italia per ben cinque volte, nel suo libro "The Voyage of Italy", pubblicato nel 1670. Il fenomeno, già diffuso nel Seicento, raggiunse il proprio apice nel corso del Settecento, parallelamente al declino delle università italiane — per secoli meta privilegiata degli studenti europei in cerca di istruzione. Chi sceglieva il percorso via terra, attraversando la Francia e la Savoia, valicava le Alpi proprio al Moncenisio per poi scendere direttamente su Torino, prima di proseguire verso Milano, Firenze e Roma; l'alternativa era sbarcare a Genova via mare, per toccare poi Bologna, Siena e Lucca.

ANEDDOTO 2 — UN ELENCO DI NOMI ILLUSTRI CHE PASSARONO DA TORINO

La lista dei grandi nomi che attraversarono il Piemonte durante il proprio Grand Tour è impressionante: il padre di Goethe, lo scrittore e politico Horace Walpole, il filosofo David Hume, il poeta Thomas Gray, il biografo James Boswell, lo storico Edward Gibbon, il filosofo Jean-Jacques Rousseau — fino a personaggi meno celebri ma ugualmente curiosi, come Mary Berry o il duca di York, fratello minore del re Giorgio III d'Inghilterra. Tra i viaggiatori francesi spiccano de Brosses, Montesquieu e perfino Giacomo Casanova, avventuriero e libertino per eccellenza, di passaggio anch'esso sulla rotta tra Torino e Genova.

ANEDDOTO 3 — IL VIAGGIO "AL FEMMINILE" CHE LA STORIA HA QUASI DIMENTICATO

Contrariamente all'immagine più diffusa del Grand Tour come fenomeno esclusivamente maschile, anche numerose viaggiatrici percorsero lo stesso itinerario, lasciandone resoconti dettagliati. Lady Miller, nobildonna inglese, arrivò in Piemonte nell'ottobre 1770 transitando proprio per il Moncenisio, la Novalesa e Susa, per poi passare dalla Sacra di San Michele — già raccontata nella Puntata 41 di questa rubrica — e da Rivoli prima di entrare a Torino. Rimase colpita dalle fortificazioni cittadine, solide e ben sorvegliate, e si trattenne diversi giorni visitando i Giardini Reali, il Palazzo Reale e il Teatro, descrivendo con meraviglia gli interni: "specchi a profusione, dorature, sete lionesi e velluti a ricoprire le pareti". Un'altra viaggiatrice, Madame du Boccage, arrivò a Torino nell'aprile 1757 dopo lo stesso percorso, accolta in città dall'ambasciatore francese, che le consegnò in carrozza un sonetto composto in suo onore — da Voltaire in persona.

ANEDDOTO 4 — UNA CITTÀ "A FORMA DI STELLA" CHE CONQUISTAVA TUTTI

Quasi tutti i viaggiatori del Grand Tour, indipendentemente dalla provenienza, condivisero un giudizio sostanzialmente identico su Susa — ritenuta priva di attrattive, salvo l'Arco di Augusto romano — e uno opposto su Torino. La scrittrice Hester Piozzi descrisse la capitale sabauda come una città "modello di eleganza", costruita "a forma di stella" attorno a Piazza Castello, da cui si dipartivano le strade principali verso splendide vedute sulla campagna circostante: "lovely, charming town". Diversi viaggiatori inglesi, inoltre, non si fermavano a Torino solo per ammirarne i monumenti, ma anche per incontrare personalità scientifiche locali — come il celebre botanico piemontese Carlo Ludovico Allioni, soprannominato "il Linneo Piemontese" per i propri studi di classificazione naturalistica, meta di visita per più di una viaggiatrice colta dell'epoca.

DOVE ANDARE — RIEPILOGO TAPPE

• Passo del Moncenisio — valico storico d'ingresso in Italia dalla Francia • Novalesa e Susa — prime tappe italiane, già con l'Arco di Augusto • Sacra di San Michele — già Puntata 41, tappa fissa del percorso verso Torino • Rivoli — ultima sosta prima dell'ingresso in città • Piazza Castello, Palazzo Reale, Teatro Regio — Torino, mete principali della visita cittadina

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