Il 14 giugno 1800, nella pianura a sud-est di Alessandria, si decise una delle battaglie più importanti della storia europea moderna: Napoleone Bonaparte, allora Primo Console, sconfisse l'esercito austriaco di Michael von Melas, consolidando il proprio potere in Francia e cambiando per sempre gli equilibri politici dell'Italia settentrionale. Da quella battaglia sono nati un albero monumentale, il museo napoleonico più antico del mondo, e un piatto la cui storia "ufficiale" — bisogna dirlo subito — non regge a un'analisi storica rigorosa.
Uscendo da Alessandria verso Spinetta Marengo, poco prima del ponte sul fiume Bormida, si trova ancora oggi un platano monumentale alto circa 40 metri, le cui fronde coprono un'area di circa 400 metri quadrati in piena stagione. La tradizione vuole che fu lo stesso Napoleone a piantarlo, nel 1800, per onorare i circa duemila soldati morti il giorno della battaglia e i diecimila feriti di entrambi gli schieramenti — di cui settemila sarebbero poi morti nei mesi successivi per le infezioni che la medicina dell'epoca non era ancora in grado di curare. Una targa accanto all'albero ne attesta la storicità, anche se — come per molte leggende napoleoniche — la documentazione diretta di una piantumazione "ufficiale" da parte dell'imperatore resta più tradizione tramandata che fatto certificato in archivio.
A Spinetta Marengo, frazione di Alessandria, sorge il Marengo Museum, ospitato all'interno di Villa Delavo: fondato nel 1847, è considerato il più antico museo dedicato a Napoleone esistente al mondo. Il parco recintato custodisce una cappella del milite ignoto con i resti di alcuni dei duemila soldati caduti nella sola giornata del 14 giugno 1800, oltre a una colonna di quattro metri sormontata da un'aquila napoleonica d'epoca. Napoleone stesso, desideroso che la propria vittoria non venisse mai dimenticata, fece progettare dal generale Chasseloup una piramide commemorativa sul campo di battaglia, inaugurata con una grande cerimonia il 5 maggio 1805: vestito con la stessa uniforme indossata il giorno della battaglia, e accompagnato dall'imperatrice Giuseppina, curò di persona una parata militare sul luogo — parte di un progetto ancora più ambizioso, mai del tutto realizzato, per trasformare il campo di Marengo in una vera e propria "città delle Vittorie".
⚠️ Qui la leggenda più diffusa va corretta con chiarezza. La versione più popolare racconta che, la sera stessa della battaglia, lo chef svizzero di Napoleone, Dunand, a corto di rifornimenti, avrebbe improvvisato un piatto con polli rubati ai contadini locali, gamberi di fiume, pomodori e funghi — nascendo così il celebre "Pollo alla Marengo", talmente gradito a Napoleone da diventare il suo piatto fisso dopo ogni battaglia successiva. Il problema è cronologico, e piuttosto serio: secondo le ricerche dello storico Pierre Branda, basate su documenti d'archivio, Dunand entrò effettivamente al servizio di Napoleone solo nell'agosto del 1802 — due anni dopo la battaglia di Marengo. Inoltre, all'epoca i francesi consideravano il pomodoro ancora una pianta prevalentemente ornamentale, consumata solo in alcune zone come Marsiglia: un ingrediente improbabile per un piatto improvvisato da soldati francesi nel 1800.
Già nel 1837 lo scrittore Antoine Claude Pasquin, nel suo libro "L'Italie Comfortable", mise in discussione la paternità francese del piatto, sostenendo che la ricetta avesse troppi punti in comune con un più antico "pollo alla piemontese", conosciuto in zona ben prima dell'arrivo di Napoleone in Italia — un piatto, scrisse esplicitamente Pasquin, semplicemente "battezzato" con il nome della vittoria, non inventato per l'occasione. Curiosamente, l'unico dettaglio della ricetta che si discosta dalla tradizione gastronomica francese classica è proprio l'uso dell'olio d'oliva al posto del burro — un indizio che orienta più verso un'origine mediterranea-piemontese che verso l'alta cucina parigina. Resta certo un solo dato: Napoleone amava davvero molto il pollo, lo richiedeva praticamente a ogni pasto secondo le memorie del suo valletto personale Constant Wary, ed è quindi del tutto plausibile che il piatto, qualunque fosse la sua origine reale, sia diventato associato al suo nome più per affezione personale che per una vera nascita sul campo di battaglia.
• Platano di Napoleone — Spinetta Marengo, presso il ponte sul Bormida • Marengo Museum, Villa Delavo — Spinetta Marengo (AL), dal 1847 • Memoriale del generale Desaix — San Giuliano Vecchio (AL), via Piacenza • Sagra del Pollo alla Marengo — Bosco Marengo (AL), fine agosto/inizio settembre, organizzata dalla Pro Loco locale